domenica 22 settembre 2013

Smithsonian National Museum of Natural History


Prima di recensire questo Museo (la M maiuscola è d’obbligo) c’è bisogno di una breve premessa. 
Se siete appassionati di Storia Naturale e amate i Musei naturalistici, visitatene il più possibile prima di entrare allo Smithsonian. In caso contrario, ogni museo che visiterete successivamente, vi sembrerà una scarsa imitazione di questo o un una perdita di tempo da evitare.

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Lo Smithsonian Museum of Natural History (http://www.mnh.si.edu/) è una cattedrale museale. La collega che era con me, appassionata di paleontologia, dopo aver varcato la soglia si è rivolta a me dicendo: “E’ come entrare in chiesa”. Non ho trovato espressione migliore per descrivere la prima impressione avuta.
Per la prima volta nella mia vita, mi è capitato di commuovermi (non sono ironico) all'ingresso di una sezione museale: l'origine dell'uomo.


Lo Smithsonian Museum è un’eccellenza determinata dal connubio tra una Fondazione scientifica, scienziati e ricercatori d’alto livello, preparatori e tecnici eccezionali, un edificio maestoso creato ad hoc e reperti eccellenti. Questi ultimi, i migliori al mondo.
Visitando questo museo ci si rende conto che l’idea (tutta italiana) che per fare un museo al giorno d’oggi serve solamente una grande quantità di tecnologia, è profondamente sbagliata. Sono le collezioni a fare il museo, e le collezioni dello Smithsonian sono costituite dai migliori esemplari in circolazione. Un esempio: nella sezione di anatomia comparata sono esposti centinaia di scheletri magistralmente preparati e montati. Tra questi vi è un cranio di tartaruga marina Caretta caretta. Sarebbe stato sufficiente esporre un bel cranio completo, invece si è esposto il cranio più grande che sia mai stato trovato. Tutti gli esemplari esposti, siano essi fossili, animali impagliati, scheletri, minerali o meteoriti, ognuno ha qualcosa di eccezionale che lo rende unico.


Lo Smithsonian è un museo unico al mondo perché unici sono i reperti che contiene.
Questa istituzione, dal punto di vista museale, rappresenta per me la perfezione da imitare. Cercherò di far comprendere al lettore ciò che intendo attraverso due elenchi: le eccellenze e i difetti.

ECCELLENZE:
  • I reperti sono pezzi unici, frutto di una rigorosa e prolungata ricerca selettiva mirata ad eliminare la normalità;
  • le collezioni sono esposte con un criterio logico rigoroso (es. l’ordine cronologico nella sez. paleontologica) immediatamente percepibile dal visitatore. Questa disposizione logica immediata infonde nel visitatore un senso di profondo ordine delle collezioni;
  • Le vetrine sono ben illuminate, ben “arredate” da supporti essenziali che si collocano sempre in secondo piano rispetto gli esemplari esposti;
  • Le etichette sono chiare ed immediate, le descrizioni e le spiegazioni che accompagnano i reperti sono sintetiche, esemplificative e chiare;
  • La disposizione del museo è intuitiva: all’ingresso si viene accolti in un atrio centrale cilindrico sovrastato da un diorama con un elefante africano imbizzarrito, apparentemente pronto a caricare i visitatori. Adrenalina pura che esalta l’emozione dell’entrata. Le sezioni museali, si dipartono a raggiera dall’atrio centrale su due piani espositivi. Tra di loro sono connesse attraverso connessioni di continuità, come anelli concentrici con l’atrio centrale, base di partenza e di arrivo di ogni escursione museale nelle sezioni tematiche;

  • i diorami sono opere d’arte. Non distolgono l’attenzione dai reperti originali ma completano il senso della visita. Mostrano l’animale ricostruito, il funzionamento di un arto, la ricostruzione dell’ambiente e di un habitat;
  • sono presenti numerosi diorami “vecchi” che a seguito delle nuove scoperte scientifiche andrebbero aggiornati. Le spiegazioni sono aggiornate ma i vecchi diorami rappresentano ormai icone artistiche conosciute in tutto il mondo. Sostituirli significherebbe, a mio giudizio, amputare lo Smithsonian;




  • ogni reperto esposto, specialmente tra i fossili (ma non solo), è accompagnato da classificazione, età, da una ricostruzione dell’animale in vita, da pannelli didattici espositivi e a volte da un calco del fossile da far toccare al pubblico. In alcuni casi vi è anche un supporto multimediale. L’esposizione più completa che abbia mai visto;
  • l’arte si amalgama alle collezioni naturalistiche. I diorami sono un esempio artistico già citato, statue in bronzo dell’organismo in vita o in atteggiamenti particolari sono disseminate lungo il percorso espositivo; fotografie naturalistiche ormai famose per i premi ricevuti occupano diversi settori, manufatti umani di importanza storica sono disseminati nel museo a corredo dei reperti naturali (es. la balenottera in legno degli Inuit, gli orecchini in diamante di Maria Antonietta d’Austria, le statue in bronzo degli ominidi, in dimensioni reali, distribuite nella sezione dell’evoluzione umana);


  • le dimensioni dell’edificio sono tali da ospitare un numero elevato di visitatori contemporaneamente senza disagi;
  • su due dei tre piani del museo (due espositivi ed uno ricreativo), vi sono dei coffe shop e un ristorante, dei bookshop e i servizi. Ogni 3, 5 minuti di cammino nell’esposizione, si trova una panchina per una sosta;
  • il personale museale è molto presente, gentile e sempre pronto;
  • dislocati nel museo vi sono almeno due laboratori di preparazione e ricerca visibili al pubblico, quello paleontologico e quello di ricerca forense; 


  • l’esposizione è a misura di adulti e anche dei bambini. Ogni angolo, anche il più remoto del museo, è accessibile anche ai disabili;
  • i reperti in fase di restauro o di studio sono tolti dall’esposizione e sostituiti con una etichetta descrittiva che indica la data e la motivazione della rimozione temporanea;
  • la tecnologia non è mai eccessiva, si integra all’esposizione completandola sapientemente.
  • sono presenti nell’esposizione alcune vetrine storiche capaci di mostrare pubblicazioni  antiche di particolari scoperte scientifiche, a fianco ai reperti originali descritti e analizzati in esse, accompagnate da articoli moderni che hanno migliorato le conoscenze grazie a nuove discipline o metodi di analisi.
  • sono presenti esposizioni temporanee (es. genoma umano e la galleria delle farfalle) capaci di conferire dinamicità espositiva;
  • il giardino del museo è costituito da essenze provenienti da svariate parti del mondo, accompagnate da essenze utili alla fauna e capaci di attirare numerose specie di uccelli  e insetti. Ogni essenza è accompagnata da un’etichetta con la classificazione. 
  • si possono scattare fotografie in ogni parte del museo;
  • l’ingresso è gratuito;

DIFETTI(?)
  • il museo si finanzia con gli introiti di coffe shop, book shop e ristorante, di conseguenza i prezzi sono un po’ elevati. Nessuno però è obbligato a consumare o acquistare. Ci sono aree sosta utili anche per fare uno spuntino prima di riprendere la visita.
  • è un museo estremamente grande. Per visitarlo con cura sarebbero necessari diversi giorni. Per un americano di Washington questo è sicuramente un beneficio, per un visitatore occasionale no, ma andarsene con la consapevolezza di aver già visto il meglio in circolazione ancor prima di aver finito il giro, lascia comunque soddisfatti.
















In genere sono estremamente esigente quando si tratta di museologia e Storia Naturale. 
Lo Smithsonian National Museum of Natural History è un vero museo nazionale. Esso è il prototipo di museo ideale, capace di coniugare storia scientifica, reperti eccezionali, ricerca scientifica all’avanguardia in una piacevole visita istruttiva. Dalla visita, seppur rapida, che ho effettuato, ho potuto facilmente appurare che la ricchezza di questo museo è data dai reperti ma anche da scienziati e da preparatori di eccellente livello. Le preparazioni tassidermiche sono sbalorditive.
In aggiunta, l’accessibilità, i mezzi di trasporto, le esposizioni temporanee e il comfort ricreativo lo fanno diventare una istituzione d’eccellenza a cui ogni museo dovrebbe guardare, come una nave a un faro.

Reference
Official Guide to the Smithsonian, 2008. Ed. by National Museum of Natural History.Washinghton, US.
http://www.mnh.si.edu/

mercoledì 11 settembre 2013

Micropaleontology in archaeology: reconstruction of provenance of ancient ceramic through calcareous nannofossils



D. Persico*, C. Cogliati**, A. Artoni*, G. Villa*
* Università degli Studi di Parma 
** Freelancer - Soprintendenza Archeologica Emilia Romagna (S.A.E.R)

The archaeological finding of prehistoric pottery occurs very frequently in the Northern Italy. Instead the discovery, within a prehistoric pottery, of calcareous nannofossils is an uncommon episode.
Two different cases of provenance reconstruction of prehistoric artefacts suggested by the presence of calcareous nannofossils are presented here aimed to confirm the importance of an integrated archaeological/paleontological method of investigation (Quinn et al., 2007).







REFERENCES
Barich, B. 1971. Il complesso industriale della stazione di Polada alla luce dei più recenti dati, Bullettino di Paletnologia Italiana, 80 (22): 77-182.
Bernabò Brea, M., Cardarelli, A., & Cremaschi, M. 1997. Le Terramare - La più Antica Civiltà Padana, Electa, Milano.
Carpenito, G., Levi, S.T. & Vezzalini, G. 2006. Indagini archeometriche della frazione fine di ceramiche “d’impasto” provenienti da siti terramaricoli del territorio modenese. IV Congresso di Archeometria – Scienza e Beni culturali. Associazione Italiana di Archeometria, Pisa, 1-3 Febbraio 2006.
De Marchi, L. 2003. Archeologia della preistoria tra parmense e reggiano. L’età del Bronzo nelle Valli Parma, Enza e Baganza, Parma.
de Marinis, R. & Pedrotti, A.L. 1997. L’età del rame nel versante italiano delle Alpi centro-occidentali. In: Atti della XXXI Riunione Scientifica “La Valle d’Aosta nel quadro della preistoria e protostoria dell’arco alpino centro-occidentale”, Courmayeur, 2-5 giugno 1994. [Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria] Firenze, pp. 247-300.
de Marinis, R., Baioni, M., De Gasperi, N., Mangani, C. & Seragnoli, L. 1996. Nuovi scavi al Lavagnone (Desenzano del Garda-Lonato) e considerazioni sull’antica età del bronzo nell’Italia settentrionale, in L’antica età del bronzo in Italia , Atti del congresso (Viareggio 1995) Firenze (1996), pp. 257-271.
de Marinis, R. 1997. L’età del Bronzo nella regione benacense e nella Pianura Padana a nord del Po, in Le Terramare, pp. 405-422.
Fiorentino, A. 1998. The potential of nannofossil analysis applied to archaeological studies: the case of the Riace’s Bronzes. Journal of nannoplankton research, 20 (2): 101-103.
Fornaciari, E., Agnini, C., Catanzariti, R., Rio, D., Bolla, E. & Valvasoni, E. 2010. Mid-Latitude calcareous nannofossil biostratigraphy and biochronology across the middle to late Eocene transition. Stratigraphy, 7(4): 229-264.
Zambetakis-Lekkas A. and Elefanti P., 2007. Micropaleontology and biostratigraphy efficient tools in archaeological research. Raw material provenance in the upper Palaeolithic Kastritsa cave, Ioannina Region (Greece). Bulletin of the Geological Socrely of Greece vol XXXX, 2007 Proceedings of the 11 rh International Congress. Athens, May. 2007: 1874-1879.
Quinn, P. S & Day P. M. (2007). Ceramic micropalaeontology: the analysis of microfossils in ancient ceramics. Journal of Micropaleontology, 26, pp. 159-168.
Rio D. & Villa G - On the age of the "Salti del Diavolo" Conglomerates and of the M.te Cassio Flysch "Basal Complex" (Northern Apennines, Parma Province). Giornale di Geologia 49, 63-79.
Sauro, U. 1973. Il paesaggio degli Alti Lessini. Studio geomorfologico. Mus. Civ. St. Nat. Verona, Memorie fuori serie (6): 161.
Sauro, U. 1974. Aspetti dell’evoluzione carsica legata a particolari condizioni litologiche e tettoniche negli Alti Lessini. Boll. Soc. Geol. It. (93): 945-969.
Zampieri, D. & Zorzin, R. 1994. Carta Geologica dei Lessini centro-occidentali, tra la Valpantena e la Val d’Illasi (Prealpi Venete). In: Geologia, idrogeologia e qualità dei principali acquiferi veronesi (a cura di L. SORBINI). Mem. Mus. Civ. St. Nat. Verona, s. II, Sez. Sc. Della Terra. (4): 150 pp.

domenica 1 settembre 2013

A new Oligocene-Miocene calcareous nannofossil species: Pontosphaera wallacei

Persico D. and Villa G.


Derivatio nominis: in honour of Alfred Russel Wallace, a British naturalist, in the centenary of his death (8 January 1823 – 7 November 1913). He is best known for independently conceiving the theory of evolution through natural selection, which prompted Charles R. Darwin to publish his own ideas in “On the Origin of Species”.

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A high-resolution study of sediments from DSDP Leg 72 Site 516 provided the opportunity to reconstruct a detailed biostratigraphy for the late Oligocene - early Miocene time interval. The detailed taxonomic investigation of calcareous nannofossils, performed by a quantitative analysis, highlighted the presence of a species of Pontosphaera that does not show the morphologic features of any recognized species of this genus. This species, which was previously classified as Pontosphaera sp., is here described as Pontosphaera wallacei nov. sp.



Description: the central area is closed and composed by 19-20 flattened crystals, with variable shape, arranged radially to form a central longitudinal slit. Typically V-units form the narrow imbricate outer rim, and R-units form the inner rim and the central area (Young and Bown, 1991).