giovedì 26 luglio 2012

Tartaruga azzannatrice


La Chelydra serpentina è una delle tartarughe d'acqua dolce più grandi insieme alla Tartaruga Alligatore.
Il suo carapace può raggiungere i 50 cm anche se comunemente è lungo circa 25 cm.
Il peso varia dai 4,5 ai 6 kg, ma alcuni esemplari allevati in cattività possono arrivare a pesare ben 34 kg. Ha un corpo robusto, il carapace increspato (più evidente negli esemplari giovani) e una lunga coda. L'apparato muscolare è ben sviluppato, in particolare quello del collo, che permette di sferrare abili morsi dai movimenti che ricordano quelli di un serpente (da qui deriva "serpentina").
Comune in Nordamerica, l'area di diffusione di questa temibile tartaruga va dal Canada sino all'Ecuador e dalle coste atlantiche fino alle Montagne Rocciose.
Predilige acque stagnanti o a corso lento con fondo melmoso e ricche di vegetazione. È possibile trovarla anche in laghi, fiumi e paludi.
In progressiva diffusione anche in Europa per i rilasci effettuati da incauti acquirenti, che, a dispetto delle leggi che quasi ovunque ne vietano la commercializzazione, comprano giovani esemplari che abbandonano quando la crescita rende gli animali ingombranti e difficili da mantenere.
Nel giugno 2009 un esemplare vivo di circa 10 kg è stato catturato sulle rive del Po a Canaro. A questo hanno fatto seguito numerose segnalazioni e catture.
File:Map of Florida highlighting Columbia County.svgRecentemente sul confine tra Milano e Binasco è stata catturata una tartaruga alligatore
(Macroclemys temminckii), spesso confusa con la specie oggetto di questo post, ma ugualmente pericolosa.
La Chelydra è una specie molto aggressiva quando fuori dall'acqua, generalmente passa la maggior parte del tempo immersa nutrendosi di pesci, anfibi, rettili e piante.
L'accoppiamento della C. serpentina avviene da aprile a novembre, poiché d'inverno cade in letargo.
In Italia ne è vietata la detenzione e la vendita poiché ritenuta pericolosa per l'incolumità e la salute pubblica. Eventuali detenzioni illegali o avvistamenti vanno segnalati al Corpo Forestale dello Stato.

Il fossile in esame è un omero di discrete proporzioni, proveniente da Columbia Country (FL). 
Attraverso una sommaria indagine biometrica, dal confronto di questo con l'omologo rappresentato nella fotografia di uno scheletro di esemplare adulto, si è stimata una lunghezza del carapace dell'animale (a cui l'osso era appartenuto), pari a 432 mm.

mercoledì 25 luglio 2012

PALEOTRUFFA(!)


Cari collezionisti (principianti) o appassionati di preistoria, questo è un post di servizio dedicato a voi che, alle prime armi, vi cimentate online con l'acquisto di manufatti preistorici.
Certo che siate a conoscenza della legislatura italiana in merito al possesso di reperti italiani, sicuramente avrete dato un'occhiata in rete alla ricerca di qualche affare interessante relativo amanufatti esteri.
Se cercate su ebay, ad esempio, sotto le voci paleolithic o neolithic, vi usciranno numerosi rivenditori o scambisti che vi proporranno manufatti di ogni genere, sia veri sia falsi.
Generalmente i rivenditori esteri sono molto onesti, se vendono riproduzioni o oggetti restaurati lo indicano con precisione, consentendovi un acquisto serio in totale tranquillità.
Così non è per i rivenditori italiani che, per carità non è giusto fare di tutta l'erba un fascio, a volte, troppo spesso, spacciano riproduzioni per oggetti veri.
E' quest'ultimo il caso del Sig. marcature_2004  che, vantando ben 1546 valutazioni quasi tutte positive sulle sue vendite, commercia abitualmente eccellenti manufatti preistorici africani. Peccato siano tutti falsi.
Nelle foto sopra, potete vedere 4 splendidi esempi di questa paleotruffa, costuituiti da altrettanti bifacciali in selce, di medie dimensioni, che il rivenditore attribuisce al paleolitico africano. Vagamente per tipologia di lavorazione, potrebbero essere collocati in quel periodo, peccato che la selce utilizzata per realizzarli sia garganica, si, avete capito bene: viene dal Gargano, Puglia.
Non si tratta di manufatti paleolitici italiani per i quali potreste anche incappare nell'incauto acquisto e il Sig. marcature_2004 nel reato di trafugazione e commercio illecito di beni dello Stato, perché questi manufatti sono riproduzioni recenti, fatte da un ottimo flintknapper.
Ogni manufatto, nella pagina di marcature_2004 è accompagnato da descrizioni di questo tipo:



caratterizzate da una chiara dicitura che riporta età del reperto e luogo di provenienza (falsi entrambe).
Il prezzo però, generalmente oltre i 50 Euro, è sempre vero.
Un consiglio che vi do quindi è questo: non evitate gli acquisti online (spesso si fanno eccellenti affari) ma leggete attentamente le descrizioni, i costi, le informazioni, se è offerta una garanzia e se vi è la possibilità di essere rimborsati se insoddisfatti. Di solito i rivenditori onesti riportano tutto questo.
Importante è anche saper riconoscere i segni del tempo sui manufatti ed i loro materiali di fabbricazione. Se un rivenditore è serio e vende al giusto prezzo un reperto antico, sarà talmente intelligente da mostrare la patina di ossidazione o i segni d'usura sul manufatto.
Paradossalmente ebay cerca di tutelare i propri acquirenti, ma non consente loro, se fregati, di scambiarsi informazioni isolando il rivenditore "diversamente onesto". Per questo prende senso questo post, per permettere a chiunque fosse interessato, con una breve ricerca in rete, di ravvisare consigli e segnalazioni.

ps. Anche io acquistai un bellissimo manufatto da marcature_2004 qualche anno fa ma, non appena aperta la scatola, capii che l'oggetto era recente e che i segni di invecchiamento erano artificiali. Così, dopo qualche scambio di email, di cui conservo ancora i contenuti, alla minaccia di un giudizio negativo online, l'amico marcature_2004 accettò indietro il reperto restituendo la somma spesa.
Promise anche di smetterla di vendere manufatti finti perché a detta sua "questo prodotto causa troppi problemi..."
Evidentemente incassare euro attutisce il fastidio.

domenica 8 luglio 2012

TROVO TUBO? SONO IDRAULICO!


"IL PO RESTITUISCE LA PREISTORIA. CORNA E OSSA DI MEGA ANIMALI"
Spettacolo!!!! Dinosauri? Rettili marini? Squali giganti? Balenottere? 
ehm...no, capre, mucche, qualche cervo ed un bisonte...

Questo post è uno sfogo nei confronti della stampa estiva, quella che immersa nell’afosa ed insopportabile carenza di notizie, coglie al balzo la palla lanciata da estemporanei fenomeni stagionali per tramutarli in notizie eclatanti o comunque meritevoli di interesse.
E’ il caso di tutti i quotidiani locali in genere e a volte anche di testate nazionali, anche se queste ultime hanno più ritegno e quindi  limitano la frivolezza (di solito).
Ieri (7-7-2012), mi è venuto sottomano, durante il relax in piscina, il periodico PIU’, settimanale del quotidiano la Provincia di Cremona.
In particolare faccio riferimento, col presente post, ad un articolo (riportato nell'immagine a corredo), relativo a presunti ritrovamenti paleontologici nel fiume Po, proprio in questi giorni.
Ora... dico io, in provincia di Cremona, ci sono almeno tre musei che si occupano di questa disciplina: la paleontologia locale. È fuori dall’immaginario che un giornalista possa, prima di lanciarsi in avventurosi articoli,  contattare qualche professionista per chiedere pareri e spiegazioni?
Malauguratamente il Po è un ricco giacimento di reperti, cosicché, il ritrovamento di un osso desta tra la gente curiosità e passione. Ma dal ritrovamento di un reperto a saperne di paleontologia ne passa di acqua sotto i ponti....
E’ un po’ come immaginare me stesso che, un bel giorno in giro per funghi, ritrovo un vecchio tubo arrugginito... Da quel momento posso considerarmi un idraulico professionista? Potrei, ad esempio,  scrivere di getto articoli sulla costruzione di impianti di irrigazione o di condizionamento? Certo che no, ed infatti non lo faccio, quindi mi indigno nel leggere simili accozzaglie di approssimazioni e di imprecisioni. 
Ma andiamo con ordine rileggendo l’articolo di PIU’:
Il Po si ritira e i reperti riemergono. Tanti. Evidentemente l’ultima piccola piena ha smosso il fondo e dunque ha riportato alla luce reperti preistorici molto interessanti. Ben conservati dalla sabbia e dal gelo del Po”.
Dunque... Il Po si ritira stagionalmente, e sulle barre fluviali rimangono spesso reperti ossei fossili (o subfossili) e reperti archeologici (preistorici, protostorici e comunemente storici). L’ultima piena (la più recente), quella primaverile ha rimescolato i sedimenti di barra esponendo reperti ivi immersi, classandoli sulla spiaggia assieme a ciottoli, tronchi e reperti archeologici. 
Questi fossili si conservano grazie al sedimento anossico del fiume (argilla) ma iniziano a distruggersi non appena vengono erosi e trasportati da questi ad opera del fiume finendo in balia della sabbia (erosiva e permeabile all’acqua e all’ossigeno), nonché esposti al gelo che, ghiacciando e fondendo, sbriciola i reperti. In pratica l’esatto opposto delle affermazioni dell’articolo.
... Di recente R. B. ha trovato un femore, forse umano, e alcune mascelle di erbivori quasi integre e ben conservate. Anche G.I., E.S., A.B., sugli spiaggioni di Spinadesco hanno rinvenuto numerose ossa, sembrano tutti erbivori. Compresa la mandibola di un cavallo”.
Di mascelle di erbivori quasi integre e ben conservate difficilmente se ne rinvengono nel Po. La mascella è una parte scheletrica non mobile del cranio che, articolata attraverso suture, risulta spesso saldata ad esso. Se la si rinviene isolata, caso piuttosto insolito, questa non può essere ben conservata, perché rotta(!). Erano mascelle dunque? O mandibole? E se non si distingue nemmeno la parte anatomica, come si può sperare di individuarne la specie di appartenenza?
... E sempre di erbivori ma di quelli “mega” sono i reperti portati alla luce da alcuni appassionati. Nel basso fondale del ponte autostradale di Gerre Caprioli (CR) (l’autostrada si immerge nel fiume?!?) è stato riportato in superficie il corno di un bisonte preistorico, un reperto risalente, probabilmente a quasi 10mila anni fa, lungo quasi 80 centimetri, è ancora attaccato a metà dell’osso frontale di questo colossale animale che vagava nella pianura Padana preda degli uomini del Neolitico
Ora, va bene il colpo di scena o l’enfasi del racconto, ma se io dicessi che ho trovato l’unghia di un neanderthaliano voi ci credereste? Assolutamente no, perché un unghia è fatta di chitina, cheratina o comunque proteine, un tessuto corneo che si decompone, quindi che NON SI CONSERVA! E di cosa è fatto il corno di un bisonte? O di una capra? O di una vacca??? Della stessa cosa, quindi NON SI CONSERVA! Quindi che cosa hanno trovato i nostri avventurieri? Un osso frontale che dalla fotografia sembra essere di Bisonte (Bison priscus) anche se servirebbe un’indagine di laboratorio per definirlo esattamente. Ma probabilmente gli esperti l’hanno classificato autonomamente. "Il corno", a dir loro , sarebbe lungo 80 cm. OTTANTA? Ma di che bestia stiamo parlando di un cervo? La lunghezza è piuttosto incompatibile con la specie assegnata, quindi o è sbagliata la misura oppure l’attribuzione tassonomica...
... Ammettiamo comunque che trattasi di bisonte, preistorico come dice l’articolo (se fosse moderno sarebbe una scoperta eccezionale!!), esso visse in Italia tra 58 e 30.000 anni fa, non proprio nel neolitico quindi...
... E sullo spiaggione di Brancere è stato trovato un semipalco di cervo ancora in ottime condizioni, più la parte frontale di quella che sembrerebbe una capra selvatica. Inoltre non si contano in questi giorni le vetrebre ritrovate e i denti di erbivori
Semipalco? Cosa si intende: la metà o la parte di un palco? La parola semipalco non esiste. 
I palchi sono le protuberanze ossee dell’osso frontale del Cervus elaphus (in questo caso). Infatti il frammento di palco rinvenuto è ancora in continuità (attraverso il cercine) con l’osso frontale.
...Tutti reperti che testimoniano come la pianura fosse abitata da animali colossali, oggi completamente scomparsi, che garantivano il cibo agli uomini preistorici. I reperti, si diceva, sono tutti in ottime condizioni: la sabbia e il fango del Po, con le basse temperature invernali, li proteggono, e il deterioramento diventa più lento”.
Capre e cervi non erano proprio colossali, forse il bisonte...
Ribadisco che sabbia e gelo sono due agenti distruttivi dei reperti ossei fossili del Po, infatti tutti i reperti sono rotti, erosi o frammentari, altro che ben conservati...
Mi chiedo quali osservazioni tafonomiche possano permettere di affermare il contrario...

Ed ora un breve sguardo alla didascalia delle foto dei fossili:
Da sinistra: una mascella di cavallo, il cranio di una capra selvatica, i corni di bisonte e di cervo

Ommamma...

Da sinistra: una MANDIBOLA di cavallo, il cranio (OSSI FRONTALI) DI UNA VACCA (Bos taurus), L’OSSO FRONTALE di un bisonte ed IL PALCO di un Cevo.

Se ne fosse centrato uno...

Comunque, questo post non intende giudicare il giornalista che ha redatto l’articolo, ma vuol mettere in evidenza le imprecisioni, spesso sostanziali, che l’improvvisazione può generare. Queste leggerezze alla fine, si ripercuotono su informazioni completamente sbagliate a carico del lettore. Per carità, errori di questo tipo non causano certo danni irreparabili, tutt’altro, però se si sprecano due pagine di un periodico per un certo tipo di informazione, perché non sforzarsi minimamente di farla correttamente? 
Che ci stanno a fare i musei o i curatori dei musei? 
Cosa si investono a fare sforzi ed euro per fare una divulgazione scientifica capillare se poi i media di massa urlano fandonie al megafono? 

Mamma, ho trovato un osso nel Po! 
Passami Più' che vediamo un Po'!
CAPRA!
(ma colossale!)

lunedì 2 luglio 2012

"Le forme della natura..."



"... sono forme umane. È nel nostro cervello che si formano i triangoli, gli orditi e le ramature. Noi li riconosciamo, li apprezziamo, ci viviamo in mezzo. In mezzo alle nostre creazioni, creazioni umane, comunicabili all'uomo. In mezzo allo spazio, allo spazio umano, noi creiamo misure, tramite tali misure noi creiamo lo spazio, lo spazio tra i nostri strumenti. 
L'uomo poco istruito è terrorizzato dall'idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall'eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale.
In questo spazio di cui hanno paura, gli esseri umani imparano a vivere e a morire; in mezzo al loro spazio mentale si creano la separazione, la lontananza e la sofferenza. Su questo c’è ben poco da dire: l’amante sente il richiamo dell’amato, lo sente al di là di oceani e di montagne, la madre sente il richiamo del figlio. L’amore avvince, la pratica del male estrania. La separazione è l’altro nome del male; è altresì l’altro nome della menzogna. Infatti esiste solo un ordito magnifico, immenso e reciproco”

M. Djerzinski

(M. Houellebecq, Le particelle elementari, 2008)