giovedì 31 maggio 2012

Tartaruga fossile della Florida: Glyptemmys sp.

http://www.floridamemory.com/items/show/124527 
Questo post riporta una breve indagine paleontologica finalizzata a colmare un vuoto tassonomico che in rete è quanto mai evidente.
Si tratta di un’indagine a riguardo di cheloni, in particolare tartarughe palustri fossili della Florida.
In alcuni siti commerciali, specializzati e non, è facile imbattersi in ossi fossili più o meno disarticolati  provenienti da scheletri di tartarughe. Generalmente i resti più commerciati, perché più ricercati, sono le piastre di carapace localizzate sulla linea mediana del corpo dell’animale, lungo la colonna vertebrale per intenderci.
Molto ricercate e  quindi disponibili sul web o dai commercianti di fossili sono le placche nucali per la loro morfologia caratteristica e curiosa
Di forma più o meno esagonale, presentano superficie variabilmente ornamentata in funzione della specie d’appartenenza e del grado di maturità dell’individuo.
Nuchal plate ( Glyptemmys sp.), Bone Valley, Florida.
 Fossile acquistato al Verona Mineral Show.

Il  fossile oggetto del corrente post è stato acquistato recentemente al Verona Mineral Show, ed è un esemplare della tipologia più diffusa, costituito appunto da una placca nucale. Esso manifesta spessore anche di 10mm, con ornamentazioni distali pronunciate e spigoli vivi, caratteristica che lascia presupporre una tartaruga con carapace spigoloso, ornamentato; una specie predisposta al mimetismo.
La morfologia generale, unita alla superficie piana o poco inclinata dell’elemento di carapace, lascia presagire una morfologia tipica delle tartarughe palustri, o d’acqua dolce.
L’analisi sommaria eseguita sul grado di fossilizzazione, suggerisce trattasi di un fossile recente, certamente pleistocenico: determinazione supportata anche dalle informazioni reperibili sul web nella descrizione di provenienza di fossili analoghi in commercio.
L’obiettivo dell’indagine, e di questo post, è quindi quello di individuare un taxa d’appartenenza del fossile acquistato, cercando di colmare quel vuoto che si manifesta quando si cerca di determinare tassonomicamente questi o simili resti. Generalmente, infatti, la dicitura che accompagna i fossili è unicamente "placca nucale di tartaruga", senza alcun riferimento tassonomico.
L’indagine effettuata si è basata esclusivamente su di una comparazione morfologica, ricercando omologie strutturali tra il fossile in esame ed i carapaci di tartarughe viventi americane. La comparazione, complicata dalla copertura cornea dei carapaci di organismi viventi e dalla morfologia variabile in funzione dell’età biologica degli individui e dal sesso, è subordinata anche all’esistenza attuale della medesima specie fossile, o di un parente prossimo.
Dopo svariate comparazioni si è arrivati a identificare nella specie Glyptemmys (Clemmys) insculpta un analogo vivente.
Chiamata anche Wood turtle, la Glyptemmys insculpta è una tartaruga endemica americana. Il carapace raggiunge una lunghezza massima di 20 cm, e le placche del carapace vanno incontro, specialmente negli individui adulti, ad una piramidizzazione naturale, che conferisce al guscio stesso un aspetto rugoso e massiccio, ornamentato sui margini. E’ una tartaruga di abitudini acquatiche o semiacquatiche, si nutre infatti sia in acqua che su terra.
Tralasciando in questo post ogni caratteristica fenotipica relativa alla livrea, perchè non ha alcuna ricaduta sulle determinazioni scheletriche necessarie per l’indagine, si focalizza invece l’attenzione sulla morfologia dellaplacca nucale, costituita da una prominenza mediana centrale marcata e da parti laterali ricurve e spesse, omologie facilmente identificabili sia nella specie vivente sia nel fossile in esame.
La diffusione di questa specie è limitata al nord est degli Stati Uniti e sud est del Canada, in un’area caratterizzata da un clima freddo d’inverno e mite d’estate. Si tratta quindi di una specie adattata a condizioni climatiche molto diverse dalle odierne della Florida dove invece sono molto abbondanti i fossili: resti che si rinvengono abitualmente in sedimenti e zone paludose assieme a resti faunistici etichettati come di “Epoca Glaciale”.
La deduzione che emerge da tutte queste considerazioni quindi, riguarda lo spostamento di areale effettuato dalla specie, dovuto all’avanzamento e successivo arretramento dei ghiacciai continentali pleistocenici sugli Stati Uniti: in piena glaciazione la specie era relegata a sud del continente nord americano, nell’attuale florida e regioni limitrofe; all’arretramento dei ghiacciai invece, col conseguente cambiamento climatico, la specie si è diffusa a nord occupando la regione dei laghi.
E’ difficile dire con certezza se trattasi proprio della stessa specie o di una varietà di essa, tutti gli elementi finora elencati consentono però di attribuire al fossile, con buon margine di certezza, una appartenenza al genere Glyptemmys.

mercoledì 16 maggio 2012

La Tartaruga leopardo...

Olivia (Stigmochelys pardalis babcocki (Loveridge, 1935))
...(Stigmochelys pardalis, Bell, 1824) è una tartaruga appartenente alla famiglia Testudinidae, l'unica specie del genere Stigmochelys (Gray, 1973).
È una delle più grosse specie di tartarughe terrestri, capace di raggiungere, in età adulta, misure medie di 35-40 cm per 13-18 kg. Eccezionalmente, alcuni esemplari possono arrivare a misurare 50-60 cm e raggiungere il peso di 40 kg.
È caratterizzata da una colorazione prevalentemente gialla con macchie nere irregolari su tutto il carapace, ma alcuni esemplari possono presentare una assenza del colore nero che le rende ancora più particolari. Il piastrone è chiaro, con lineamenti più scuri. Il carapace presenta una forma piuttosto piramidale rispetto ad altre specie di tartarughe. La pelle delle zampe e del muso è giallo verdognolo.
È diffusa in Africa, in zone per lo più secche e di savana distribuite su di una vasta area dall'Etiopia fino al Sudafrica. Vive inoltre a diverse altitudini: dal livello del mare fino sugli altopiani ad altitudini di 2500m. Preferisce ambienti semi-desertici o savane, con temperature sui 30-32°.
La sua colorazione è un chiaro esempio di mimetismo criptico difensivo, costituito da una livrea del carapace che riproduce le tonalità gialle dell’erba secca e scure del suolo bruno della savana africana.
Nella fotografia sopra riportata si vede chiaramente questa caratteristica mimetica, pur trattandosi di un esemplare in cattività ma all’interno di un terrario con sottofondo adeguato (terra e fieno).
Tassonomicamente S. pardalis viene suddivisa in due sottospecie:
Stigmochelys pardalis pardalis (Bell, 1828), si trova prevalentemente nel sud del continente africano. Caratterizzata da una colorazione più scura (maggiore presenza di nero rispetto al giallo). I maschi di questa sottospecie sono più grandi delle femmine.
Stigmochelys pardalis babcocki (Loveridge, 1935), la più comune, si trova più frequentemente nell'Africa centrale, ma è altrettanto presente in numerosi stati più a sud.