lunedì 26 settembre 2011

Tracce di Pàus...

(...) Raggiungemmo una zona collinare piuttosto bassa, ricca di ruscelli e perfetta per trascorrervi la notte. I tre uomini ci accompagnarono in questo luogo che noi pensavamo solo di passaggio, con il fine di farci comprendere l'esistenza di altri uomini e donne in questi luoghi. In realtà in quelle valli non vi erano altri Clan, però sull'intero versante rivolto a tramonto, numerose ed infinite schegge di pietra tagliente erano adagiate disordinatamente sul terreno. Concentrate in alcuni punti o sparse in giro in modo sconclusionato, erano schegge tipiche o manufatti grandi, "primitivi", ottenuti distaccando poche schegge da un ciottolo per renderne tagliente un profilo . Una tecnica molto arcaica che oserei definire poco efficace, ma a quanto pare molto impiegata da chi, prima di noi, ha abitato o frequentato questi luoghi. Moltissime però erano anche le schegge ottenute con la nostra tecnica, molte e taglienti, ricavate probabilmente recentemente, per rielaborazione di vecchi manufatti su nucleo, oppure ottenute dai numerosi ciottoli sparsi in giro. Era evidente che i nostri tre amici ci avevano condotto in una frequentata strazione litica . Ne parlai immediatamente con lei, che già aveva intuito la mia stessa idea, cioè l'esistenza di altri Clan, dei quali i nostri tre amici, avevano voluto rivelarci la presenza. Decidemmo quindi di provare a parlarne con loro, cercando con la quiete di un focolare, con gesti e parole, di comprenderci vicendevolmente al fine di ampliare i nostri orizzonti.

Fu in questo modo che capimmo di essere vissuti isolati per molto tempo, in luoghi meno frequentati, con almeno un altro Clan da sempre instaurato nella regione oltre le montagne. Gruppi di uomini e donne capaci, all'occorrenza di affrontare le montagne per raggiungere questi luoghi, queste piccole valli dove qualcun altro molto prima di noi aveva scheggiato manufatti, o per attraversare l'impervia regione al fine di raggiungere il monte delle lame. Uomini, donne e bambini dai quali, ormai ne eravamo certi, le nostre tre sagge guide, ci avrebbero presto condotto.

(Da "Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi neanderthal", Persico, 2010. Ed. "Il Simposio delle Muse")

venerdì 16 settembre 2011

Pàus

Cari paleointernauti paleoappassionati,
credo che ve lo meritiate.
La pazienza per la prolungata attesa per rivedere il museo riaperto va premiata.
Ho pertanto deciso di anticiparvi i fasti e le meraviglie del nuovo Museo Paleoantropologico del Po con un bozzetto (di prova) eseguito da Troco per la preparazione del primo dipinto raffigurante un clan di neanderthal in Pianura Padana.
Questo ritratto è uno studio del viso neandertaliano inserito in un paleoambiente padano...
Buona visione.
Inaugurazione
Museo Paleoantropologico del Po
6 novembre 2011
San Daniele Po (CR)
(www.museosandanielepo.com)

16 luglio2011: pioggia di meteoriti in Kenya

Soltanto ora cominciano a venire alla luce dettagli sulla pioggia di meteoriti verificatasi in Kenya lo scorso 16 luglio, quando almeno quattro villaggi di una delle zone più povere dell’Africa centro-occidentale sono stati interessati da cadute al suolo di frammenti meteoritici, associati ai bolidi celesti avvistati quel giorno, alle 10.30 locali, nel cielo del continente africano.

Da allora almeno 14 kg di rocce spaziali del genere condrite – la specie di meteoriti più conosciuta e diffusa – sono stati recuperati nel corso di varie missioni allestite allo scopo di studiare campioni di detriti interplanetari “freschi” ed appena arrivati dallo spazio, quindi praticamente ancora incontaminati da erosioni atmosferiche.

Se è vero che ogni anno almeno 1400 meteoriti precipitano sul nostro pianeta, soltanto il 3% di essi sopravvive all’ablazione in atmosfera, e ancora di meno sono gli eventi testimoniabili da osservatori locali.

In questo caso parecchi, poverissimi, braccianti o lavoratori dei campi di caffè della zona attorno a Kihum Wiri – località che probabilmente sarà scelta per designare in futuro questa pioggia di meteoriti – hanno assistito in diretta alla caduta delle meteore, raccogliendone in alcuni casi sostanziosi campioni, come nel caso di Rose Kamande, che ha raccolto un sasso da 3,4 kg nel villaggio di Thika, dopo aver udito il rumore di un bolide simile ad un tuono. Oppure l’anonimo abitante di Muguga, dove un frammento di 70 g gli ha sfondato il tetto di casa.

Un paio di spedizioni scientifiche occidentali, già arrivate sui luoghi per raccogliere e classificare i campioni, si sono unite agli improvvisati collezionisti locali: una buona occasione per questi ultimi di racimolare qualche dollaro e per i ricercatori l’opportunità di archiviare testimonianze oculari utili per ricostruire le caratteristiche scientifiche della pioggia di Kihum Wiri del 16 luglio 2011.

mercoledì 14 settembre 2011

NELL'EMBRIONE LE PROVE DELL’EVOLUZIONE...

Nè L’origine della specie in riferimento alle prove embriologiche, Darwin sostiene che non si potrebbe trovare prova migliore di quella contenuta nella dichiarazione di Von Bear quando afferma che ”gli embrioni dei mammiferi, degli uccelli, dei rettili e dei serpenti, e probabilmente anche dei chelonii sono perfettamente somiglianti l’un l’altro, tanto nel complesso delle loro parti quanto nel modo di svilupparsi delle medesime; a tal punto, che in pratica spesso non possiamo distinguere gli embrioni se non dalla loro grandezza. Io posseggo due piccoli embrioni nell’alcool, cui ho dimenticato di attaccare nomi, ed ora sono affatto incapace di dire a quale classe appartengono” . Testimonianza questa che certamente rende l’idea dell’attendibilità dell’argomento. In questo caso, l’autore afferma che, a causa dell’assenza di etichettatura, non riesce ad attribuire agli embrioni in esame, non la specie, ma addirittura la classe di appartenenza, lasciando intendere che a quello stadio di sviluppo i caratteri distintivi di ordine, famiglia, genere e specie non sono minimamente manifesti. Nel processo di sviluppo embrionale generalmente si “eleva l’organizzazione” , intendendo non un semplice aumento della complessità, bensì un maggiore adattamento della forma adulta all’ambiente naturale in cui si troverà a vivere. Certamente ci si troverà tutti d’accordo nel dire che l’organizzazione di una farfalla è più elevata di quella della larva o della crisalide dalla quale deriva, di certo però esistono casi, come quelli di alcuni crostacei parassiti, in cui la complessità della forma adulta è decisamente inferiore a quella dello stadio larvale.

D’altro canto Darwin sottolinea precisamente che quanto sopra descritto non è regola univoca, mettendo in risalto che, da osservazioni di Richard Owen sui cefalopodi, risulta assenza di metamorfosi alcuna, e il carattere di cefalopode si manifesta molto tempo prima che l’embrione sia completo.

Dalle testimonianze darwiniane, dalle prove raccolte da numerosi altri autori in seguito e dallo sviluppo di nuove discipline, oggi possiamo dire che le affermazioni di Darwin erano corrette e fondate. Appare assolutamente incredibile, ed a mio avviso questo mette in luce l’immensità del genio darwiniano, che con le moderne tecniche e con le nuove discipline si contribuisca solo a confermare quanto pubblicato nel 1859.

Darwin afferma che “è assai probabile che in molti gruppi di animali gli stadii embrionali o larvali ci mostrino più o meno completamente la forma adulta del progenitore dell’intero gruppo... E’ anche probabile, in seguito a quanto abbiamo detto intorno agli embrioni dei mammiferi, degli uccelli, dei pesci e dei rettili, che questi animali siano i discendenti modificati di un antico progenitore, il quale allo stato adulto era fornito di branchie, di una vescica natatoria, di quattro arti pinniformi e di una coda lunga, organi tutti utili per un animale acquatico” .

Chiaramente paleontologia e biologia non avevano ancora annunciato il ritrovamento di fossili o fossili viventi come i Sarcopterygii (es. celacanto). (...)

("Neodarwinismo, l'evoluzione della teoria". D. Persico, "Il Simposio delle Muse", 2009)

venerdì 2 settembre 2011

"Madre giurassica dalla Cina"

Sintesi di un articolo di John Roach pubblicato su Nature

Juramaia sinensis, "madre giurassica dalla Cina" è, secondo gli esperti, il più antico progenitore dei mammiferi placentati, gli animali che danno alla luce una prole dopo averla nutrita, nell’organismo materno, con la placenta.

Il fossile, scoperto in Cina, è stato datato 160 milioni di anni. Questa nuova scoperta retrodata la separazione avvenuta tra placentati e marsupiali di almeno 35 milioni di anni. I placentati, che includono animali che vanno dai topi alle balene, sono l’ultimo gradino nella scala evolutiva iniziata con i cosidetti euteri o euplacentati, di cui J. sinensis è l’esemplare più antico. Questo nuovo euplacentato, che possedeva delle zampe anteriori adatte ad arrampicarsi sugli alberi, si cibava di insetti, che abbondavano nelle foreste temperate del Giurassico. Con questa dieta, J. sinensis raggiungeva al massimo di 15 grammi di peso, era quindi più leggero di uno scoiattolo striato. “La grande linea evolutiva che comprende anche noi umani ha avuto un inizio modesto, in termini di dimensioni corporee”, spiega Zhe-Xi Luo, il paleontologo del Carnegie Museum of Natural History che ha studiato il fossile.

Fino alla scoperta di questo fossile, i paleontologi ritenevano che la divergenza tra euteri e metateri (gli antenati dei marsupiali) fosse avvenuta 125 milioni di anni fa. I primi euteri si sarebbero differenziati a partire da un antico metaterio, il progenitore dei marsupiali moderni. Un terzo tipo di mammiferi sono i monotremi, come l’ornitorinco.

Agli albori della loro evoluzione marsupiali e placentati erano molto piccoli, e questa condizione li ha spinti verso gli ambienti forestati, al sicuro dai grandi dinosauri e da altri mammiferi.

"Le principali differenze fisiche tra eueteri e metateri sono nelle ossa del polso e nei denti. Per esempio, gli euteri hanno meno molari dei metateri. “Sono stati proprio i suoi denti che ci hanno fatto capire che J. sinensis è un eutero”, racconta Luo.

La scoperta, secondo Luo, conferma quanto era stato previsto dalle analisi sul DNA. Precedenti studi genetici datavano proprio a 160 milioni di anni fa la separazione tra gli antichi marsupiali e i placentati. La scienza tuttavia non ha ancora capito cosa sia accaduto in quel periodo per provocare la differenziazione tra marsupiali e placentati. “Sappiamo che marsupiali e placentati hanno preso strade diverse, come hanno fatto anche altri mammiferi. Non conosciamo invece cosa, dal punto di vista ambientale, ha innescato questa diversificazione”, conclude Luo.