sabato 9 gennaio 2010

NEODARWINISMO recensione da Cremonaonline.it



Scrive Daniel Dennett che”l’idea di Darwin è un solvente universale, capace di incidere nel profondo ogni cosa visibile” solo che, aggiunge con tocco di sapienza zen, quando il solvente ha svolto il suo compito, ogni cosa non è più la stessa, la realtà appare più definita e nitida. Questo introduce un discorso più ampio e socialmente pervasivo riguardo all’evoluzione della teoria dell’evoluzione, dal momento che Darwin non ha inteso porre un fondamento indiscutibile ma solamente uno strumento di interpretazione della natura che, nel corso degli anni, si è fatto ubiquo, interessando discipline diverse dall’antropologia alla sociologia, alla politica, all’economia. È proprio in questa ottica che si colloca l’opera di Davide Persico, paleontologo ricercatore presso l’Università degli Studi di Parma, inviato dal PNRA in Antartide nell’ambito di una missione internazionale di ricerca sui mutamenti climatici, che in occasione del bicentenario della nascita del grande naturalista inglese ha ripercorso le vicende della sua teoria, attraverso le successive scoperte effettuate nel corso del ‘900, fino ai nostri giorni. Cose già più volte scritte? Repetita iuvant, basterebbe riprendere l’acuta osservazione di Giorgio Manzi il quale ha scritto che è necessario raccontare, raccontare e ancora raccontare anche a costo di ripetere cose già dette (Homo Sapiens, Bologna 2008). Ed è proprio ciò che fa Persico, senza alcun timore di ripetere e di ripetersi, ispirato solo alla profonda convinzione che una teoria in perenne e rapido mutamento, in grado di trasformarsi pur restando sempre sé stessa, contenga una sufficiente dose di verificabile certezza tale da renderla sempre valida in ogni aspetto della vita sia biologica che sociale. Così nel libro si passa dagli argomenti più tipici della paleontologia e della storia naturale alle metafore evoluzioniste nella vita di tutti giorni, fino agli annunci di scoperte che premiano la caparbia onestà scientifica dell’autore il quale, da studioso della paleontologia padana e curatore del Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po, aveva sostenuto con razionale ostinazione l’esistenza dell’homo di Neanderthal sulle rive del Grande Fiume, cosa che nelle ultime pagine del libro viene dimostrata con giustificata soddisfazione. Lo stile è colloquiale, cattura il lettore, la scrittura è priva di qualsiasi oscurità tecnica, di eccessi di parole superflue. Un libro per tutti, un pratico vademecum naturalistico, circa duecento pagine per meditare su sé stessi e sul mondo, presente in tutte le librerie di Cremona.


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