domenica 19 dicembre 2010

Toccata e fuga al Museo di Storia Naturale di Verona...


... al quale siamo andati, con un'intera commissione di studio, per cercare spunti espositivi da utilizzare nella riqualifica del Museo di San Daniele Po.
Il Museo di Verona è costituito da una collezione ricchissima, variegata, contraddistinta da eccellenti esemplari amalgamati nella norma espositiva scientifica.
Un percorso espositivo obbligato che, dal passato eocenico di Bolca, attraversa sezioni di mineralogia, zoologia, evoluzione, biodiversità ed entomologia, passando attraverso un gabinetto naturalistico, fossili di mammiferi quaternari fino alla preistoria della bassa lessinia. Una sezione quest’ultima, a dir vero, ingiustamente trascurata. Certamente il Museo di Verona rappresenta un excursus naturalistico coinvolgente palesemente trasversale rispetto alle tempistiche di intervento museografico.
Dalla “cattedrale di Bolca” in cui la straordinaria quantità di esemplari e la smisurata varietà di specie fossili lasciano il visitatore avvolto a meditare sull’immane catastrofe che causò l’estinzione dell’ecosistema tropicale conservato sulle nostre alpi 40.000.000 di anni fa, si procede nel percorso attraverso collezioni fissate in modo serioso e severo dallo stile rigoroso degli anni 70. Si procede poi attraverso un tripudio di modernità nella sala della biodiversità e dell’evoluzione, ricadendo in un meraviglioso “Gabinetto delle curiosità” sapientemente realizzato nella sala del Museo dedicata alla collezione naturalistica del Sig. Zangheri. Mobili creati su misura dal falegname del naturalista, oggi sapientemente restaurati, contengono un’ammirevole colleziona naturalistica che da sola vale l’intera visita museale.
Diorami, ricostruzioni, animali impagliati o conservati in alcol, costituiscono, con la corposa collezione paleontologica, un museo capace di coinvolgere il visitatore, lasciando in eredità ad esso spunti di indagine e di interesse.
La carenza di tecnologia, non sempre un male nei musei naturalistici, rappresenta in questo caso un’evidente lacuna derivante da un certo disinteresse della città, per il museo, dagli anni ’70 agli anni 2000.
Un vero peccato perchè da buon museo con notevole collezione, diverrebbe con pochi ma oculati investimenti, una vera e propria eccellenza museologica italiana.
La fama mondiale della collezione di Bolca è certamente il volano sul quale imperniare quella che potrebbe essere una fruttuosa riqualifica ed un ottimo investimento turistico per la città.


lunedì 13 dicembre 2010

Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal

è, questo mio libro, un'idea nata all'improvviso, come una fiammella scatenata da braci che latenti sono rimaste molto tempo quiete sotto la cenere. Due missioni scientifiche in Antartide, il naturalista che indaga e che scopre l'ambiente polare per circa 6 mesi e poi il ritorno, nel caos della nostra società, dopo costrizioni estreme e l'acquisizione di nuove abitudini. Il ritorno alla normalità caratterizzato da una fuga continua, ogni news un nuovo problema; riorganizzare la vita? Uno stress dal quale fuggire, il cellulare come una pistola pronta a sparare ad ogni squillo. Perchè tutto questo? Pechè l'Antartide è unico. Il silenzio e gli spazi infiniti insegnano ad ascoltare i ritmi della natura: il sole che oscilla all'orizzonte, il ghiaccio che si fonde per qualche ora e poi risolidifica, i pinguini che arrivano a dicembre, lo skua che atterra in base all'ora di pranzo. Si impara ad ascoltare la natura e si comprende di esserne intima parte. Lo skua arriva perchè tu sei lì ad offrirgli il cibo, il sole ruota indicandoti lo scandire del tempo, l'ambiente che cambia, i pinguini che si spostano quando la temperatura s'innalza, sono segnali che si comprendono e che significano per l'uomo ciò che all'uomo serve, che serve ad andare avanti, a sopravvivere. Ma questo non è il motivo per il quale si manifestano.
L'uomo che impara a procacciarsi in cibo, a fare provviste, a migrare, a trovare un riparo, l'uomo che incontra propri simili, che conosce nuovi individui, che acquisisce nuove culture, nuove tradizioni, che si sposta dalle montagne alla pianura perchè il clima glielo impone, lui che segue i mutamenti ambientali perchè parte integrante di un ecosistema, non spettatore superpartes, ma tassello di quello splendido, meccanico, mosaico che è la natura.
Una natura che non è il risultato di un progetto, ma il frutto di un'evoluzione della vita, della sua complessa interazione col pianeta Terra che, nel corso di 4 miliardi e mezzo di anni di storia è infinitamente mutato ma che l'uomo, autocelebrandosi suo malgrado, considera, pur essendone ospite da poco meno di 2milioni di anni, creato a propria disposizione.
Una visione antropocentrica, superficiale, vecchia quanto la nostra specie, che un'ora trascorsa in cima al monte Discovery affacciati sulla baia di McMurdo, o sul crinale dell'Appennino assieme a Pàus, può aiutare a comprendere e.... superare.

"Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal"
Davide Persico, 2010. (
16€)
Ed. Il Simposio delle Muse - Crema (CR)
www.ilsimposiodellemuse.com

lunedì 6 dicembre 2010

PIOGGIA DI SASSI


Provare ad immaginare di volgere gli occhi al cielo e di vedere una "stella cadente".
Dopo aver espresso il desiderio, provate a ragionare su che cosa sia, da dove arriva e dove potrebbe essere andata a finire.
Spesso, i corpi che entrano nella nostra atmosfera perchè attratti dal campo gravitazionale terrestre, specialmente i più piccoli, non riescono a raggiungere il suolo perchè "bruciati" dalla nostra atmosfera.
E di loro non rimane traccia? Rimane.
Rimangono milioni di tracce che in minuscoli frammenti cadono continuamente come un'invisibile nevicata sopra le nostre teste. Queste "tracce" vengono chiamate MICROMETEORITI.
Ne volete una prova? Cerchiamole ragionando.
Le meteoriti sono principalmente ferrose, quindi un ottimo strumento per recuperarle potrebbe essere un magnete.
Ora, si potrebbe andare in giro tutto il giorno tentando con la nostra calamita, oppure pensare a luoghi dove questi microcorpi potrebbero concentrarsi, individuando nei pozzetti degli scarichi dei pluviali dei tetti, ad esempio, un ottimo bacino di raccolta.
Avvolgere la vostra calamita in un sacchetto, cercate un pozzetto nel quale infilarla, estraete la calamita rivoltando il sacchetto sul materiale raccolto, quindi lavatelo in un recipiente e fatelo asciugare facendo evaporare l'acqua.
Ponete il vostro sedimento sotto una buona lente o meglio un microscopio e come per magia, decine di sferule di ferro, brillanti come perle nere, si staglieranno sotto i vostri occhi come in un piccolo microscopico firmamento fatto in casa.
Centinaia di migliaia di micrometeoriti cadono ogni giorno, si tratta solo di ingegnarsi nel trovare strumenti adatti per trovarle.
Spero che il messaggio vi sia arrivato amici,
Buona ricerca a tutti.



mercoledì 17 novembre 2010

Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal

Qualche piacevole anticipazione...
(Disegni di Deborah Dilda)
Pàus

La grotta delle fate

Punta musteriana

Ursus spelaeus

La tempesta

lunedì 15 novembre 2010

Ritornare dall'Antartide e ritrovarsi Neanderthal


Sono certo che nessuno di voi ha mai avuto l'occasione di guardarlo dal vero negli occhi.
Vi assicuro che attraverso le profondità del suo arcaico sguardo può raccontare infinite avventure.
22 novembre 2010, ore 21.00 Biblioteca di San Daniele Po, venite ad incrociarne lo sguardo, vi mostrerò come ascoltarlo.

venerdì 5 novembre 2010

Finalmente in arrivo!!!

"RITORNARE DALL'ANTARTIDE E RITROVARSI NEANDERTHAL"
Davide Persico
Ed. Il Simposio delle Muse (16€)
Da sabato 13 novembre 2010
in vendita presso la libreria " Il Simposio delle Muse" di Crema(CR) e successivamente nelle migliori librerie.
Il libro sara' presentato:
venerdi 12 novembre in anteprima alla fiera della microeditoria di Chiari (BS)
lunedì 22 novembre alle ore 21.00 nella rassegna "i lunedì dopocena" presso la biblioteca di San Daniele Po (CR)

domenica 5 settembre 2010

Io esisto perchè penso...



"...Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra" (La Sacra Bibbia)

"...Se si parte dall'assiona lapalissiano che nessun essere può crearne un altro ad esso superiore...E' evidente che voi non potete avermi creato, è chiaro che il mio creatore dev'essere più potente di me..."
"Il Padrone ha creato dapprima gli esseri umani, esseri inferiori cui era più facile dare vita. A poco a poco li ha sostituiti coi robot, che si trovano già un gradino più su. E alla fine ha creato me (Cutie, modello QT-1), affidandomi il compito di rimpiazzare gli ultimi umani. Da ora in avanti, sarò io a servire il Padrone... (Reason, 1941 in Io Robot di Isaac Asimov)

“Chi ha creato il mondo? Dio. E chi ha creato Dio? Nessuno”. L’inghippo sta ovviamente nel fatto che, nel momento in cui si accetta l’esistenza di qualcosa di esistente ma non creato, non si vede perchè non si potrebbe pensare che questo qualcosa sia già l’universo.
Spostare il problema su un Dio creatore, non è una soluzione del problema, ma una sua rimozione. Molto più sofisticata sarebbe una risposta iterata: “Chi ha creato il mondo? Un primo creatore. E chi ha creato il primo creatore? Un secondo creatore. E così via”. Questa risposta era preclusa agli scolastici, perchè richiede una comprensione e un’accettazione del concetto di infinito, che non sarebbe venuta fino all’Ottocento. Ma oggi la si potrebbe usare, se si volesse almeno essere al riparo dalle obiezioni dei bambini...(Oddifreddi, 4 settembre 2010: dibattito su “The grand design” di Steven Hawking (http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/?ref=HREC2-1))

Nello splendido racconto Reason (1941) Asimov affronta con una metafora fantascientifica le questioni su dogma, fede, religiosità e logica necessità di avere una risposta, anticipando temi tanto antichi quanto attuali. Oggi Hawking riapre il dibattito su uno scenario che Asimov prevedeva 70 anni fa...ma quanto era avanti?

martedì 10 agosto 2010

E se una volta sconfitte le erbe infestanti si dovessero affrontare i geni infestanti?...


Per la prima volta una pianta geneticamente modificata è stata osservata allo stato selvatico. Accade in North Dakota. Gli scienziati temono che possano minacciare la biodiversità. L'esperto italiano Rosellini: "Geni vagliati e considerati sicuri, nessun pericolo"
di JACOPO PASOTTI
((http://www.repubblica.it/ambiente/2010/08/10/news/canola_ogm-6185318/?ref=HREC2-3)
Aiuto, mi è scappata la canola Se l'ogm si riproduce in natura
Piante di canola OGM si stanno propagando dai terreni agricoli del Nord Dakota, negli Stati Uniti, invadendo aree incoltivate. Le piante transgeniche possono dunque abbandonare i campi ed invadere le zone naturali circostanti. Lo sostengono alcuni scienziati statunitensi che hanno osservato, per la prima volta, la presenza di piante geneticamente modificate che si sono riprodotte in aree naturali, e che sono quindi una minaccia per la biodiversità. La scoperta, secondo gli esperti, avrà "implicazioni importanti" nelle politiche agricole degli Stati Uniti.

In luglio i ricercatori hanno raccolto, fotografato ed analizzato 406 piante di canola cresciute fuori dai terreni coltivati lungo un transetto di 5.400 chilometri che attraversa vaste regioni agricole. Di queste, ben 347 (l'86%) sono risultate positive ai test sulla presenza di proteine che le rendono più resistenti ad alcuni erbicidi (la CP4 EPSPS e la PAT).

Un segnale d'allarme, dunque, che non giunge da associazioni ambientaliste ma da Meredith Schafer, ricercatrice presso Università dell'Arkansas, insieme a colleghi della Environmental Protection Agency (Epa, l'agenzia federale che si occupa della protezione dell'ambiente). Secondo lei queste piante "scappate" dai campi potrebbero influenzare la biodiversità della regione. Meredith Schafer ha presentato i risultati delle sue analisi alla conferenza annuale della Società Ecologica Americana (ESA) tenutasi nei giorni scorsi a Pittsburgh. Gli scienziati non sanno se questo possa essere accaduto anche ad altre colture OGM.

Secondo Daniele Rosellini, biologo presso l'Università di Perugia, la scoperta dei ricercatori statunitensi è una conferma di un fenomeno già noto. "Che i geni introdotti mediante ingegneria genetica persistano nell'ambiente in piante coltivate presenti fuori dai campi o in piante spontanee di specie affini che possono incrociarsi con loro è indesiderato da molti. Questo non è comunque pericoloso per l'ambiente e la salute, perché quei geni sono stati vagliati e considerati sicuri prima di autorizzare la coltivazione delle piante OGM che li contengono", conclude Rosellini.

Ma c'è di più. I ricercatori hanno anche trovato "due casi di modificazioni multiple all'interno di singoli individui". Un fatto che, secondo gli scienziati, "indica che alcune colture si sono inselvatichite, cioè oltre ad essersi stabilite al di fuori dei campi coltivati, si stanno riproducendo in natura".
Niente di male per le piante di canola, che sono in questo modo più resistenti e di maggior produttività. Ma la scoperta potrebbe essere l'indizio che il controllo esercitato dai biotecnologi sugli organismi OGM ha maglie più larghe di quanto si pensasse. "I nostri risultati hanno conseguenze rilevanti sulla ecologia e la gestione sia per le piante native che per i prodotti OGM del paese", dicono gli scienziati.

La scoperta non può passare inosservata in Europa. La commissione europea ha infatti appena dato il via libera alle prime colture OGM, ponendo fine a un embargo in vigore dal 1998. Dalla primavera di quest'anno il gruppo tedesco Basf è autorizzato a produrre la patata transgenica Amflora per usi industriali e come mangimi.

La canola è una varietà della colza, prodotta inizialmente in Canada (il suo nome deriva appunto da Canada e olio). È impiegata nell'alimentazione degli animali da allevamento e per la produzione di biocarburanti. Attualmente i campi di canola ricoprono 2 milioni di ettari del territorio statunitense, ma l'estensione delle coltivazioni è destinata a crescere a causa del continuo aumento dell'impiego dei bio-combustibili.

giovedì 24 giugno 2010

Cepaea nemoralis...


...vi dice nulla? La più "tropicale", per colorazione, delle chiocciole nostrane.
Un areale di distribuzione vastissimo, tutta Europa, ed una caratteristica, o meglio tante: molte livree differenti. Cavolo, ma sono "Ecofenotipi"??? Mi dice una collega paleontologa troppo digiuna di evoluzionismo...
...Em...,forse..e,.. ma si dai, ma chiamiamoli varietà che è meglio. I testi indicano almeno 19 varietà di livrea, io mi sono proposto di ricercarle tutte, o la gran parte per lo meno. Ma qual'è il luogo migliore per incontrare la Cepaea? E la stagione? Bè, modestamente credo di aver trovato la risposta a questi quesiti. L'ideale è la golena del Po, durante la stagione primaverile, quando il fiume va, con calma, in piena stagionale.
Pochi giorni fa, col livello del fiume piuttosto alto mi sono spinto all'interno della golena con il mio kayak, percorrendo da prima una cava artificiale, poi il fiume, poi una lanca ed infine una morta. Ecco quest'ultimo è certamente il luogo migliore. L'acqua non ha corrente, il livello si alza lentamente ed i numerosi esemplari di molluschi terrestri (Helix pomatia, Cepaea nemoralis e Bradibaena fruticola) sfuggono dalla morte portata dalle acque, sui tronchi, sugli gli arbusti, sui rami o su zattere naturali. Queste ultime una vera e propria esposizione naturalistica. Ogni ben di Dio piacevolmente esposto su questi tronchi galleggianti, una varietà di fianco all'altra che come esposte in un moderno supermercato hanno permesso una raccolta oculata, limitata e priva di sperperi.
Così, una volta effettuata la campionatura sono iniziate la pulizia e la conta, prima degli esemplari, poi la classificazione delle varietà ed infine quella delle sub-varietà, o meglio di quegli esemplari palesemente classificabili in un morfotipo ma con qualche caratteristica che li differenzia leggermente.
Allora quanti sono i morfotipi? Bè, dipende dal rigore esercitato dal classificatore. Una rigidità assoluta porta ad un numero certamente maggiore dei "19" riconosciuti, altrimenti un numero pari o inferiore.
Nel mio caso, la spedizione ha portato al riconoscimento di 18 varietà, così descrivibili:
- Rosa con 1 riga;
- Rosa con 3 righe sul lato ombelicale;
- Rosa con 5 bande;
- Rosa con 5 righe;
- Rosa con 3 righe “sbiadite”;
- Rosa con 1 riga sbiadita;
- Rosa;
- Bruna;
- Rosa/giallo con 5 bande;
- Giallo con 5 bande;
- Giallo con 4 righe e 1 banda;
- Giallo con 5 righe;
- Giallo con 3 bande e 2 righe;
- Giallo con 3 righe;
- Giallo con 1 riga;
- Giallo con 3 righe sottili sbiadite;
- Giallo;
- Bianco con labro scuro.
[GLOSSARIO: riga: linea scura sottile (0,5-2 mm); banda linea scura larga (2,5-5 mm)]
Oltre che con la selezione naturale, quindi, il numero di varietà varia anche a causa della discrezione e del criterio tassonomico adottato nel suddividerle. Mi ripropongo comunque di raccoglierne e classificarne il più possibile.

domenica 20 giugno 2010

Eccoci qua...


...i cassetti cominciano a riempirsi. Ieri (sabato 19 giugno) c'è stata la piccola e troppo rapida trasferta in Val Camonica, che è però valsa altre due nuove specie da aggiungere alla collezione.

Si potrebbero fare infinite considerazioni come quella che gli esemplari di Helix pomatia rinvenuti a Incudine(BS) sono stati tutti molto più piccoli di quelli comuni in pianura, oppure che l'esemplare di Cepaea nemoralis al contrario è risultato decisamente più grande dei numerosi rinvenuti nella golena del Po, ma bisogna essere realisti, poche ore e troppa fretta spesso sono responsabili di osservazioni affrettate che possono ingenerare facili errori. Perciò cauti con le osservazioni naturalistiche furtive, annoverando comunque due nuove specie in aggiunta alle altre 26 della neonata collezione: Arianta arbustorum e Euomphalia stringella.


Elenco in aggiornamento:

venerdì 18 giugno 2010

Lumaga lumaghiin tira foora i to curniin...


Avete mai provato ad osservare le chiocciole di un territorio?
L'abitudine e la superficialità portano spesso a credere che esistano soltanto due o tre specie, quelle normalmente visibili, più o meno abbondanti, dopo una pioggia di qualche ora.
La realtà che si pone agli occhi del naturalista incallito è invece ben diversa da questo assunto frettoloso.
I molluschi terrestri sono abbondantissimi sia come numero di esemplari sia come numero di specie, ed all'interno di queste specie abbondano pure le varietà e i morfotipi. Straordinariamente abbondanti sono pure gli endemismi. Ma pensandoci bene è normale che sia così... 
La loro lentezza infatti favorisce spesso l'isolamento riproduttivo, accentuando quindi la velocità e l'incidenza del processo evolutivo. La maggioranza delle specie di molluschi polmonati è di piccole o piccolissime dimensioni, caratteristica che li rende spesso trascurabili o comunque poco visibili. Abitano il sottobosco, la riva del fiume, dello stagno, le acque dolci, il muretto sotto casa, le rocce delle montagne e spesso si infiltrano tra frutta e verdura percorrendo le infinite strade commerciali dell'uomo, fino a ritrovarsi ben lontane dal loro luogo di origine e con la possibilità, clima permettendo, di operare nuove colonizzazioni. Ecco quindi che specie tipiche del sud Italia presentano magari un'anomala distribuzione in limitate aree del nord est...
Da qualche mese mi sto occupando di molluschi terrestri e dulciacquicoli, concentrando l'attenzione, in particolare, su tutte le specie italiane in cui riesco ad imbattermi e devo dire, seppur da principiante alle prime armi, che la prima impressione è quella di un gruppo zoologico davvero interessante, dove distribuzione geografica, ambiente, e morfologia garantiscono un quadro evoluzionistico facile da osservare e tutto da scoprire...
Questo post rappresenta un primo intervento a proposito di una collezione neonata, che per ora consta "solo" di 24 specie, ma che ha già iniziato a svelare interessanti retroscena. L'anellomancante provvederà nei prossimi tempi a rendervi partecipi di questa nuova avventura. Dopo diversi interventi di ricerca nella golena del Po, domani, per esempio, andremo a caccia in Val Camonica.

lunedì 15 febbraio 2010

“L’avevo detto che il Neanderthal sarebbe arrivato..."



Venerdì 12 febbraio, a San Daniele Po, Davide Persico, autore del libro “Neodarwinismo l’evoluzione della teoria”, ha spiegato la genesi del suo scritto, dando un’interpretazione semplice e comprensibile della teoria Darwiniana, altrimenti ostica per i non “addetti ai lavori”.

Il libro stesso, per la verità, è scritto con un linguaggio moderno, da “blog”, con intrecci di poesia e musica, con elementi autobiografici. Una favola moderna in cui scienza e vita si intrecciano alla perfezione, dove Guccini trova spazio vicino a Darwin, e una schiera di altri illustri scienziati.

“Sono stato egoista”, esordisce Davide, “ho scritto il libro come piace a me, nella forma –un tascabile- e nei contenuti”. Insomma, il libro che vorrebbe avere sul suo comodino. Questo è perfettamente percepibile leggendolo: in ogni riga vi è tutta la passione per questa materia, l’entusiasmo di ogni scoperta -piccola o grande che sia- che ha determinato la genesi e la costruzione del saggio.

Elementi di vita personale punteggiano lo scritto: vi è la sua “insana” passione per il collezionismo, -come lui la definisce-, compaiono le lunghe passeggiate sugli argini o le “pagaiate” sul fiume e nei suoi vari anfratti. Tutti elementi strettamente correlati al testo e alla teoria che in esso è esposta, un perfetto equilibrio fra scienza e vita, numeri e passione.

“Questa è un’inattesa vittoria personale” precisa l’autore, “l’avevo detto che il Neanderthal sarebbe arrivato a San Daniele”. Il pubblico è rimasto affascinato ascoltando le rocambolesche situazioni che hanno portato al ritrovamento di un manoscritto che, nove anni prima della pubblicazione della teoria Darwiniana, abbozza la teoria dell’evoluzione della specie, come della scoperta, lungo le rive del Po, di un del prezioso fossile di Homo Neanderthalensis.

Tutti elementi che, in itinere, hanno determinato la genesi e lo sviluppo del libro. Possiamo parlare di caso? Il caso, la regola base della teoria darwiniana, per me, nella riuscita di questo saggio non è determinante. Determinante invece è la passione e la ferma volontà dell’autore, la sua capacità di andare oltre agli ostacoli, oltre al conosciuto e visto.

Il caso? ...No, semplicemente un uomo che ha creduto nei propri sogni.



di Barbara Ponzoni
(From www.e-cremonaweb.it)

----------------------------------------------------------------------------

• Titolo: Neodarwinismo. L'evoluzione della teoria
• Autore: Persico Davide
• Editore: Il Simposio delle Muse
• Collana: Intersezione
• Data di Pubblicazione: 2009
• ISBN: 8890420014
• ISBN-13: 9788890420016
• Pagine: 191

domenica 14 febbraio 2010

DARWIN DAY 2010 SAN DANIELE PO (CR)


E' stato certamente il miglior compleanno 2010 che Sir Charles abbia avuto.
Relatori importanti, organizzazione impeccabile, folla soddisfatta, grandi titoli sui giornali ed un ospite assolutamente unico: Pàus, l'uomo di neanderthal del fiume Po.
Un particolare ringraziamento ai fautori della conferenza scientifica Giorgio Manzi, David Caramelli, Claudio Tuniz e Mauro Cremaschi.
Un pensiero particolare alla Dott.ssa Raffaella Poggiani Keller, Soprintendente per i Beni Archeologici della Lombardia, all'Architetto Francesco Pagliari consulente del Sistema Museale Cremonese, all'Assessore alla Cultura della Prov. di Cremona Chiara Cappelletti e a Sua Eccellenza il Prefetto di Cremona Dr. Tancredi Bruno di Clarafond, per aver preso parte all'evento esprimendo parole di elogio e di stima.
A tutti questi protagonisti un caloroso grazie dal Museo e dal Comune di San Daniele Po.

Davide Persico

sabato 9 gennaio 2010

NEODARWINISMO recensione da Cremonaonline.it



Scrive Daniel Dennett che”l’idea di Darwin è un solvente universale, capace di incidere nel profondo ogni cosa visibile” solo che, aggiunge con tocco di sapienza zen, quando il solvente ha svolto il suo compito, ogni cosa non è più la stessa, la realtà appare più definita e nitida. Questo introduce un discorso più ampio e socialmente pervasivo riguardo all’evoluzione della teoria dell’evoluzione, dal momento che Darwin non ha inteso porre un fondamento indiscutibile ma solamente uno strumento di interpretazione della natura che, nel corso degli anni, si è fatto ubiquo, interessando discipline diverse dall’antropologia alla sociologia, alla politica, all’economia. È proprio in questa ottica che si colloca l’opera di Davide Persico, paleontologo ricercatore presso l’Università degli Studi di Parma, inviato dal PNRA in Antartide nell’ambito di una missione internazionale di ricerca sui mutamenti climatici, che in occasione del bicentenario della nascita del grande naturalista inglese ha ripercorso le vicende della sua teoria, attraverso le successive scoperte effettuate nel corso del ‘900, fino ai nostri giorni. Cose già più volte scritte? Repetita iuvant, basterebbe riprendere l’acuta osservazione di Giorgio Manzi il quale ha scritto che è necessario raccontare, raccontare e ancora raccontare anche a costo di ripetere cose già dette (Homo Sapiens, Bologna 2008). Ed è proprio ciò che fa Persico, senza alcun timore di ripetere e di ripetersi, ispirato solo alla profonda convinzione che una teoria in perenne e rapido mutamento, in grado di trasformarsi pur restando sempre sé stessa, contenga una sufficiente dose di verificabile certezza tale da renderla sempre valida in ogni aspetto della vita sia biologica che sociale. Così nel libro si passa dagli argomenti più tipici della paleontologia e della storia naturale alle metafore evoluzioniste nella vita di tutti giorni, fino agli annunci di scoperte che premiano la caparbia onestà scientifica dell’autore il quale, da studioso della paleontologia padana e curatore del Museo Naturalistico Paleontologico di San Daniele Po, aveva sostenuto con razionale ostinazione l’esistenza dell’homo di Neanderthal sulle rive del Grande Fiume, cosa che nelle ultime pagine del libro viene dimostrata con giustificata soddisfazione. Lo stile è colloquiale, cattura il lettore, la scrittura è priva di qualsiasi oscurità tecnica, di eccessi di parole superflue. Un libro per tutti, un pratico vademecum naturalistico, circa duecento pagine per meditare su sé stessi e sul mondo, presente in tutte le librerie di Cremona.


www.ilsimposiodellemuse.it