sabato 8 luglio 2017

WUNDERKAMMER IN SCATOLA


(https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/25/d5/e2/25d5e27ecd01bd5c2102f81e8c8ad32d--cabinet-of-curiosities-natural-curiosities.jpg)

Le chiamavano camere delle meraviglie o gabinetti delle curiosità. Nacquero nel cinquecento ma la loro idea affonda le radici nel medioevo. Esse si svilupparono soprattutto nel Seicento, alimentandosi delle grandiosità barocche fino a protrarsi nel Settecento, quando le curiosità scientifiche iniziarono ad alimentare un amore “Illuminato” per la conoscenza.
Ciò che la natura forniva veniva definito naturalia. Particolarmente ricercati erano i naturalia che presentavano caratteristiche  impressionanti come forma o dimensioni fuori dal comune, come ad esempio gemelli siamesi, animali rari o sconosciuti, ortaggi e frutti di dimensioni fuori dalla media o scheletri mai visti. Diversi ma ugualmente ambiti erano invece gli oggetti creati dalle mani dell'uomo, detti artificialia. Questi manufatti, particolari per la loro originalità ed unicità, erano spesso fatti con tecniche complicate o segrete e provenienti da ogni parte del mondo. Tutti questi reperti erano complessivamente mirabilia, ovvero cose che suscitavano la meraviglia nell’osservatore.
I mirabilia venivano disposti n una stanza destinata alla loro raccolta. Le pareti erano generalmente rivestite di scaffali di legno dove trovavano posto barattoli di vetro contenenti preparati in liquido di parti anatomiche, spesso umane, feti, animali deformi, rocce o pietre rare, zanne di elefante, rami di corallo, piante rare essiccate. Agli scaffali si alternavano mobili con vetrine e ricchi di cassetti in cui erano raccolti gli oggetti più piccoli o più preziosi, come perle deformi, pietre preziose rare, semi di frutti esotici. Piccole vetrine contenevano gioielli oppure oggetti preziosi unici nel loro genere ottenuti con l'uso di perle deformi o rami di corallo di colore o forma assai rara. Al tetto della camera, alle parti libere delle pareti nonché ai lati degli scaffali, venivano appesi animali tassidermizzati come piccoli coccodrilli, lucertole, oppure ossa e denti di pesci, uccelli e mammiferi, o ancora grandi conchiglie. Straordinariamente desiderabili apparivano i "naturalia" e gli "artificialia" provenienti da paesi lontani, al di là degli oceani.
Ma non erano solo questi gli oggetti degni di far bella mostra di sé in una wunderkammer: ve ne erano altri, come libri e stampe rare, erbari, quadri, cammei, filigrane, collane di perle e coralli, vasi, reperti archeologici, monete antiche, tutti articoli che incrementavano un commercio che era rivolto a soddisfare le esigenze del collezionismo e che non di rado traeva sostentamento dalle falsificazioni. Poiché però tutti questi oggetti avevano un prezzo ingente, possedere una wunderkammer degna di essere mostrata agli amici e ad illustri visitatori non era un fatto molto comune: generalmente averne una era appannaggio di re e nobili, di emeriti scienziati e di uomini dotti e ricchi, di conventi e monasteri. Questi ultimi erano stati sin dal loro primo apparire, non solo luoghi destinati ad accogliere i religiosi, ma anche fari di civiltà e custodi della cultura.
Nelle abbazie frequentemente vi erano biblioteche che ospitavano libri rari e wunderkammer dove si potevano trovare oggetti che erano argomenti di studio per gli scienziati, o manoscritti di opere ormai introvabili altrove e persino qualche papiro egiziano. I monasteri, poi, ricevevano donazioni, eredità, ex voto offerti in cambio delle grazie ottenute. L'accumularsi di "naturalia" e "artificialia" nelle wunderkammer diede luogo, in un certo momento, verso la fine del XVIII secolo, alla costituzione di veri e propri musei, allorché i monaci delle abbazie o i possessori privati di camere delle meraviglie decisero di ordinare e catalogare la quantità incredibile del materiale raccolto e di consentirne, sia pure con molta iniziale cautela, la fruizione al pubblico.
Nell’Ottocento, le grandi wunderkammer scomparvero, disassemblate, vendute ai privati o integrate nei nascenti musei moderni. La scienza, disciplina ormai ben definita, perse interesse per il genere di meraviglia barocca di un tempo, forse ritenuta puerile rispetto alla più seria e impegnata prospettiva positivista.
Il collezionismo continuò in maniera sporadica e del tutto marginale durante il primo Novecento. Qualche raro antiquario, soprattutto in Belgio, nei Paesi Bassi o a Parigi, commerciava ancora in occasionali mirabilia, ma l’epoca d’oro era passata da un pezzo.
Tra gli sparuti collezionisti di questa prima metà del secolo il più celebre è André Breton, il cui cabinet di curiosità è ora esposto al Centre Pompidou.
L’interesse per le wunderkammer comincia a risvegliarsi durante gli anni ’80, e arriva da due fronti ben distinti: quello accademico, e quello artistico.
Da una parte gli studiosi di museologia iniziano a riconoscere il ruolo delle wunderkammer come antesignane delle collezioni museali odierne; dall’altra alcuni artisti si lasciano affascinare dal concetto di camera delle meraviglie e lo utilizzano nelle loro opere come metafora del rapporto tra l’uomo e gli oggetti.
Ma il vero boom avviene con internet. Il “movimento” delle neo-wunderkammer nasce e si sviluppa sulla rete, grazie alla quale è possibile non soltanto condividere conoscenze ma anche dare nuova linfa al mercato di oggetti di curiosità.
Questo cambiamento epocale genera, come prima macroscopica differenza con il passato, il fatto che il collezionismo di curiosità non è più appannaggio esclusivo di facoltosi milionari. Certo, esiste un mercato di altissimo profilo (a cui la maggior parte degli appassionati non avrà mai accesso); ma la buona notizia è che oggi chiunque abbia una connessione internet possiede già i mezzi per cominciare una sua piccola collezione. Grazie alla rete qualunque appassionato può creare il suo scaffale di meraviglie. Esistono anche libri per bambini, attività scolastiche e corsi specifici che incoraggiano anche i più piccoli a iniziare questo genere di esplorazione delle meraviglie naturali.
Nelle antiche wunderkammer andavano certamente per la maggiore gli exotica, cioè quegli oggetti provenienti da colonie distanti e da culture per l’epoca ancora misteriose. Ma oggi, cos’è davvero esotico – cioè “che resta fuori, che è lontano”? Vivendo in un mondo globalizzato e iperconnesso da trasporti e rete internet, nulla è praticamente più fuori portata di mano e allora i collezionisti hanno rivolto un occhio interessato all’unico vero spazio esterno che rimane cioè il cosmo, impegnandosi nella ricerca di memorabilia provenienti dall’epoca eroica della Corsa Spaziale come tute da astronauti, apparecchiature provenienti da varie missioni spaziali, frammenti di Luna e meteoriti.
Altri collezionisti invece si spingono non al di fuori dello spazio bensì nelle profondità del tempo alla ricerca di fossili e soprattutto di dinosauri.
Una sorta di “movimento” delle neo-wunderkammer nasce e si sviluppa quindi sulla rete, e nei numerosi mercatini che costellano ormai ogni realtà cittadina e di paese. Grazie a questi non soltanto è possibile condividere conoscenze ma anche dare nuova linfa al mercato di oggetti di curiosità.
Se a questa “rinascita” aggiungiamo spazi abitativi ridotti, la voglia di collezionismo anche di ceti medio bassi, la disponibilità di mirabilia da tutto il mondo e a prezzi contenuti, possiamo spiegarci anche il proliferare delle piccole wunderkammer box.

* * *

Il concetto delle wunderkammer box è pressoché identico alle antiche camere delle curiosità. 
Alla base del loro allestimento sta la curiosità e la meraviglia. Esse devono provocare stupore ed emozioni nell’osservatore. Il contenuto è a discrezione soggettiva ed è molto influenzato dagli interessi e da luogo di vita del collezionista. La base concettuale però di una scatola delle meraviglie è quella di contenere, per stupire, ogni elemento significativo dell’universo, “riassumendolo” nelle sue piccole dimensioni relegandolo nello spazio di uno scomparto della scatola.
A tal proposito, con intento esemplificativo, proviamo a descrivere una wunderkammer box appositamente allestita per finalità didattiche museologiche. Non nascondo però che il senso di piacere e di soddisfazione collezionistica sia stato pienamente soddisfatto anche durante questo esercizio:
è stata scelta, mediante una specifica ricerca in rete, una scatola a scomparti in legno, molto economica ed usata, con coperchio in vetro. Essa è suddivisa in venti scomparti uguali di ridotte dimensioni (7 x 8 cm) sul fondo dei quali sono state posizionate, adeguatamente piegate, pagine di un vecchio vocabolario (Melzi) illustrato, contenenti le definizioni degli oggetti conservati o di concetti da essi espressi.
I reperti sono stati scelti con i criteri sopra descritti per le wunderkammer cioè per il loro contributo nella definizione degli aspetti dell’universo, dell’uomo e del suo progresso, con un occhio di riguardo all’aspetto estetico come la forma, il colore, le dimensioni e la provenienza.
Complessivamente sono stati inseriti oggetti naturali espressione del mondo minerale terrestre, extraterrestre e frutto dell’incontro dei due. Resti di animali attuali, uova, denti e fossili di pesci oltre che dinosauri. Un cranio attuale e dei molluschi esotici terrestri coloratissimi oltre ad una conchiglia dal duplice significato naturalistico ed etnico-religioso. Manufatti preistorici degli arbori di Homo sapiens assieme ad oggetti più recenti come un frammento di palco di cervo lavorato con iscrizioni simboliche, manufatti in ceramica terramaricola, un idolo Lobi in osso e una valvola di radio.
Scandisce i tempi e le Ere della scatola un vecchio e malandato orologio da taschino.
Ma osserviamole una per una queste venti selezionate mirabilia:
- Tectite: si tratta di un ciottolo a forma d’uovo, di quarzo trasparente tendente al giallo. Esso si è generato grazie all’impatto di un meteorite col substrato sabbioso del deserto del Sahara. La forte temperatura di fusione ha vetrificato la sabbia quarzosa formando tectite di cui quella posizionata nella scatola. Il reperto è stato acquistato direttamente da un cercatore marocchino dopo aver fatto conoscenza su Facebook;


- Balani: un’incrostazione di denti di cane, balani, preparati per disidratazione ed ancorati a rosa su di una piccola boa di galleggiamento per reti. Naturali rinvenuto sulla spiaggia di Lido di Spina (FE);


- Frammento di base di un palco di cervo, spianato e inciso con motivi circolari con foro centrale. Si tratta della parte di un manufatto con simbologie ricorrenti anche in epoca moderna, che rimandano al seno, quindi alla fertilità. Il manufatto, risalente all’Età del Bronzo, proviene dal sito di Ognissanti, in prov. di Cremona;


- Molluschi terrestri esotici, estremamente colorati, cono collocati in uno scomparto al fine di stupire con la loro splendida livrea rossa, gialla, azzurra, verde e arancione. Le conchiglie sono state acquistate al Mineral Show di Bologna;


- Mandibola di squalo, di piccole dimensioni, perfettamente munita di denti e sapientemente preparata. Il reperto è un lascito del Prof. di Paleontologia esperto di squali e mio predecessore (oltre che maestro);


- Meteorite rocciosa, chondrite, caratterizzata da una forma a fungo generata dall’ablazione durante l’ingresso in atmosfera. Evidenti sono le strie di ablazione che caratterizzano la parte superficiale che sta rivolta alla Terra durante la caduta. Il reperto è stato acquistato al Torino Mineral Show da un rivenditore magrebino;


- Modello interno di Goniatites, ammonite permiana proveniente dal Marocco. Caratterizzata da una preparazione che ne ha messo in evidenza le linee di sutura e le camere incredibilmente riempite di sedimenti diversi tra loro e con colorazioni sgargianti. Fossile acquistato al Mineral Show.


- Uovo di razza, essicato, caratterizzato dall’essere avvolto da filamenti e frammenti di plastica colorata. Il reperto, rinvenuto sulla spiaggia di Lido di Spina testimonia l’elevato stato di inquinamento dei nostri mari soprattutto a causa di ingenti quantità di materiale plastico;


- Vecchio orologio da taschino, fuori uso, in argento, denota la tecnologia meccanica dell’uomo e lo scandire del tempo. Richiama inevitabilmente il concetto moderno di stile steampunk che alle wunderkammer prepotentemente si accosta.


- Pesce fossile di Bolca (VR), un piccolo esemplare proveniente da uno dei giacimenti paleontologici più famosi al mondo. Parte di una fauna ittica tropicale Eocenica, è testimone di mari caldi e vulcani costieri che caratterizzavano il futuro nord Italia di circa 48-50 milioni di anni fa;


- Pecten jacobeus, valva sinistra. Conchiglia simmetrica, rinvenuta sull’Adriatico, simbolo di pellegrini e viandanti;


- Grosso scarabeo stercorario, preparato per disidratazione, proveniente dal Kenya, impressiona per dimensioni e per le ali posteriori non perfettamente ripiegate sotto le possenti elitre.


- Geode di quarzo ametista. Una piccola camera all’interno di un corpo roccioso ha visto lo svilupparsi di piccoli cristalli viola perfettamente formati, trasparenti e luccicanti;


- Cranio di Gatto, dagli ampi occhi frontali, stupisce per la forma golosa e i denti affilati coloro che un gatto ce l’hanno in casa ma che non ne hanno mai preso in considerazione le forme anatomiche interne. La propensione predatoria notturna è evidenziata dalla conformazione facciale;


- Frammento di ceramica cardiale e manufatto in ceramica dell’età del bronzo. Quest'ultimo è una miniatura di un vaso o di un’urna. Il reperto, costruito a scopi rituali o ludici, costituisce un modellino con le perfette sembianze di un manufatto domestico.


- Edelweiss, piccola stella alpina rinvenuta nel vecchio dizionario dal quale sono state prelevate le pagine per il fondo degli scomparti e la descrizione degli oggetti. Fu certamente il caro ricordo custodito nel tempo ed impreziosito con un nastro giallo.


- Cuspide di dente di Carcharodontosauro, enorme dinosauro carnivoro vissuto in nord Africa circa 94 milioni di anni fa. Impressiona il profilo sottile e seghettato dei denti di questo gigante carnivoro estinto;


- Manufatto paleolitico clactoniano, proveniente da Perfugas in Sardegna. Si tratta di una lama raschiatoio a ritocco semplice ottenuta scheggiando un frammento di legno silicizzato della famosa foresta fossile sarda. L’oggetto venne raccolto accidentalmente durante un’escursione nel nord della Sardegna.


- Piccolo idolo Lobi bateba in osso. Statuetta evocativa degli spiriti dei defunti, utilizzata a scopi rituali e di esorcismo nelle popolazioni Lobi, viene spesso appesa come pendaglio protettivo al collo dei bambini o dei loro letti o culle. Colpisce la bellezza del materiale impiegato per la costruzione di questo manufatto che generalmente è lignea. Il manufatto è stato acquistato nel mercatino dell’antiquariato di Genova;


- Valvola di radio, prodotta da SICTE, utilizzata negli apparecchi radio del 900 fino agli anni 60-70. Rappresenta nella scatola l’avvio di comunicazioni economiche e rapide embrione degli attuali network.


Naturalia, artificialia, antichi, recenti o attuali. Animali, vegetali o minerali, Terrestri o extraterrestri, costruiti dall’uomo, base del progresso o elementi esoterici disposti in una meravigliosa, stupefacente, interessante piccola scatola di mirabilia, rigorosamente in ordine casuale.



"A forza di stupore, la scienza progredì. Provare meraviglia è un requisito scientifico perché istiga a scoprire. Non so se è ancora così, non mi intendo di scienza e non conosco scienziati. Però se non c'è più la meraviglia di chi si chiude in un laboratorio, peggio per lui e peggio per la scienza". 
(Erri De Luca, Sulla traccia di Nives)


REFERENCE


Curzio Cipriani, 2006. Appunti di museologia naturalistica. Firenze University Press.
Matteo Merzagora e Paolo Rodari, 2007. La scienza in mostra. Bruno Mondadori

Keri Smith, 2008. Come diventare un esploratore del mondo.Corraini Edizioni.
Erri De Luca, 2016. Sulla traccia di Nives. Feltrinelli Ed.

martedì 16 maggio 2017

LA NUOVA PIAZZA DEL MERCATO DI SAN DANIELE PO


L'edificio denominato Ex Ammasso del grano risale al 1939.
La sua costruzione fu oggetto di numerosi dibattiti e contrasti, soprattutto perché c'era chi ne avrebbe preferito l'edificazione nel comune di Cella Dati; alla fine, anche in considerazione del forte quantitativo di frumento prodotto annualmente nella zona di San Daniele Po, si optò per costruirlo nel comune rivierasco.
L’edificio è costituito da un solo piano fuori terra di 1.131 mq, con un volume di 14.995 mc; il fabbricato insiste su un'area di circa 5.800 mq. La struttura portante è ad archi reticolari in calcestruzzo armato (con fondelli in laterizio) di forma parabolica poggianti su fondazioni continue in cemento armato; i muri di facciata sono in laterizio, con nervatura in cemento armato, per uno spessore di circa 60 m.
All'interno, sul perimetro, per un'altezza di 4 metri, sono eseguiti muri in calcestruzzo armato a sostegno della spinta delle granaglie. In tempi più recenti fu costruita una contro-parete interna con elementi in cemento armato prefabbricati, allo scopo di creare una camera perimetrale di ventilazione tale da favorire l'essicamento del grano. Il pavimento è dotato di cunicoli che consentivano l'insufflazione dell'aria calda o fredda per il buon mantenimento delle granaglie depositate.
Sulla facciata principale (nord) era presente una apertura (ora tamponata ma visibile per la presenza della cornice in laterizio) che costituiva il punto d'ingresso del grano: i carri si accostavano esternamente a tale apertura, su cui pare insistette una rampa, e il grano veniva scaricato manualmente all'interno dell'edificio.
Attualmente, le aperture ai lati est e ovest sono chiuse da saracinesche in elementi metallici a rotolo a comando elettrico, protette da pensiline della sporgenza di 4 metri costituite da mensole in cemento armato ancorate agli archi di copertura.
Il manto della copertura e delle pensiline laterali e di facciata è in lastre ondulate di colore rosso, oggetto di un recente intervento di manutenzione straordinaria con il quale sono state eliminate le preesistenti lastre in fibra di amianto. L'edificio è dotato di impianto elettrico per l'illuminazione interna e per la forza elettromotrice.
Attualmente, l'edificio, di proprietà del Comune di San Daniele Po, è utilizzato come magazzino per il ricovero di mezzi e di altri beni pubblici.
Esso si colloca nella nuova Piazza del Mercato, un'area ricavata dalla riqualifica delle pertinenze dell'edificio in oggetto e della Pesa pubblica.
Il piazzale, suddiviso in due parti da una recinzione, era utilizzato in passato per il carico e lo scarico delle granaglie, nonché per il transito dei mezzi con carichi da pesare.
L'area più a nord, adiacente alla sede stradale provinciale, vedeva la collocazione della Pesa pubblica, struttura costruita negli anni '50 in sostituzione di quella originale collocata all'ingresso di via Cantone.
La Pesa pubblica venne utilizzata da agricoltori, artigiani e piccole industrie del paese, e in particolare dal prestigioso Acetificio Galletti, il più antico d'Italia, che ancora oggi è inserito nel tessuto urbano di San Daniele Po a nord est della nuova Piazza.
La riqualificazione dell'intera area e dell'Ex Ammasso del grano è frutto di un intervento di manutenzione straordinaria realizzato a stralci dal Comune di San Daniele Po nel corso degli anni 2009-2018.
Il piccolo edificio al centro della Piazza è l'ex cabina di manovra della Pesa Pubblica e la sua riqualificazione è avvenuta grazie al contributo di esercenti e imprenditori di San Daniele Po.

Nuova Piazza del Mercato di San Daniele Po
(Foto di Mancio Manciovis)

martedì 18 aprile 2017

G. VERDI, IL PONTE SUL PO


Nel 1919, per la precisione il 20 febbraio, veniva indetta dall’Amministrazione comunale di Roccabianca un’importante adunata di comuni della Provincia di Parma per associarsi ai voti emessi in quei giorni da Enti, Comuni e personalità del Cremonese, allo scopo di ottenere l’esecuzione di un ponte sul Po.
Sul finire dello stesso anno venne istituito il Consorzio per la strada Pescarolo-Isola Pescaroli tra i comuni di San Daniele Ripa Po, Cella Dati, Pieve S. Giacomo, Cicognolo, Vescovato e Pescarolo.
Assicurati dal Governo e dalla Provincia che non sarebbero mancati aiuti, questi comuni si unirono in un Consorzio e deliberarono la costruzione di una strada destinata ad allacciare con un Ponte sul Po la Provincia di Cremona e quella di Parma.
A tale scopo furono indette frequenti riunioni presso le sedi Provinciali di Parma e Cremona.
L’On. Giuseppe Micheli di Parma, allora Ministro dei Lavori Pubblici, ne fu interessato e in una riunione del 14 febbraio 1921 tenuta nella sede del Genio Civile di Parma, espresse parere favorevole, riconoscendo l’utilità pubblica di tale opera. I lavori politici e le trattative continuarono col governo in carica che si arenò però con la transizione al Fascismo, il quale per non lasciar traccia di esso, seppellì nell’oblio la bella iniziativa di quei comuni socialdemocratici, proprio quando sembrava imminente, per interessamento dell’allora Ministro del LL. PP. On. Micheli, la costruzione di un ponte fisso tra Ragazzona e Isola Pescaroli.
Nel 1934 ci fu un tentativo di ripresa delle trattative da parte dell’Ing. Carlo Pasetti, Podestà di Roccabianca, ma in seguito ai fatti bellici (Guerra d’Etiopia) il progetto fu ostacolato e dimenticato.
Negli anni dell’invasione Isola era diventata un arsenale di traghetti. I tedeschi vi avevano creato il loro centro di smistamento truppe ed era stato designato e allo scopo fortificato come il punto centrale di raccolta delle truppe in fuga dalla Via Emilia, dopo la rottura dei vecchi ponti sul Po.
A liberazione avvenuta, gli abitanti di Isola Pescaroli recuperarono il traghetto che, riparato, fu messo in funzione; il traffico era tutto normale a quello che avveniva al porto di Cremona.
Nel 1945 il Sindaco di Roccabianca, Angelo Tonna, riprese in esame, con molto entusiasmo, il vecchio progetto.
Il 20 aprile 1946 convocò i sindaci dei comuni cremonesi di San Daniele Ripa Po, Sospiro, Pieve S. Giacomo, Cella Dati, Cingia de Botti, Motta Baluffi, Castelponzone, San Martino del Lago ed altri, nonché i comuni interessati della Provincia di Parma per discutere del seguente argomento: Installazione provvisoria di un Ponte di chiatte sul Po. Dopo una lunga discussione, all’unanimità, i sindaci diedero la loro adesione delegando Tonna alla ripresa delle diverse pratiche con un rappresentante del Comune di San Daniele e cioè il parroco di Isola Pescaroli Don Martino Aletti.
Il 10 settembre 1946 Tonna inviava una lettera all’On. Romita, Ministro del Lavori Pubblici. Era l’inizio della pratica per un ponte in chiatte a Ragazzola (PR).
Nel 1947 anche il comune di Roccabianca si associava al Consorzio per la strada Pescarolo-Isola Pescaroli.
Il 5 agosto 1948, il Sindaco Carlo Damiani di San Daniele Ripa Po, per il Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli, invitava presso lo studio dell’Ing. Soldi in Cremona la Giunta Esecutiva del Consorzio e il Sindaco di Roccabianca “per deliberare il collocamento del ponte in chiatte di Isola Pescaroli”.
Il 7 agosto 1948 intanto, l’On. Cappi avvisava gli amici di San Daniele d’aver interessato della cosa il Ministro Tupini.
Don Martino Aletti, insieme al rappresentante della Democrazia Cristiana di San Daniele Ripa Po , il Sig. Aristide Marabotti, come rappresentante del Consorzio della strada Pescarolo-Isola Pescaroli, era a Roma per sottoporre al Ministro dei Lavori Pubblici la domanda per la cessione del ponte in chiatte di Cremona, reso ormai inutile dalla costruzione del ponte in Ferro.
Si stava imbastendo una trattativa politica nella quale comuni socialcomunisti proponevano i loro intenti al Governo attraverso un rappresentante democristiano del territorio. La proposta venne presentata a Roma come l’opportunità da parte della Democrazia Cristiana di raggiungere un risultato fondamentale per l’economia della bassa cremonese e parmense raccogliendo consensi tra l’opinione pubblica spendibili alla prossima campagna elettorale.
Nel 1955 viene edificata a Isola Pescaroli la chiesa parrocchiale in stile romanico moderno su progetto dell’architetto Vito Rastelli di Cremona. E’ il primo santuario d’Italia dedicato alla Madonna della Fiducia. Dieci anni dopo la Madonna della Fiducia viene incoronata Regina del Po.
Il 3 settembre 1948 il sindaco di San Daniele Po inviava alla commissione Tecnica per il Collocamento del Ponte in chiatte, una relazione del Consorzio affermando che solo una collocazione a Isola Pescaroli avrebbe assicurato un congruo collegamento a tutti i principali centri della bassa cremonese tra Cremona e Casalmaggiore, sottolineando in particolare le potenzialità economiche di una simile opera.
Da Roma il 7 settembre 1948 l’avv. Cappi scriveva a Don Martino Aletti la risposta del Ministro Tupini, aggiungendo: “l’importante è che - data la buona disposizione del Ministro - i tecnici dicano che la località migliore, sia pure di poco, sia Isola Pescaroli rispetto Polesine e Zibello”.
Il 20 settembre la Segreteria della Democrazia Cristiana di Cremona scriveva a Don Martino che il Partito ne era direttamente interessato e che la cosa stava prendendo un aspetto politico.
Il 21 settembre 1948 la Commissione si riuniva nella sede di Parma del Genio civile, indicando la possibile acquisizione non di un ponte in chiatte, bensì di due, quello di Cremona più grande, da collocare a Zibello e quello di Piacenza, più piccolo, per Isola Pescaroli.
Il 16 novembre 1948 il sindaco di San Daniele Po, Carlo Damiani, Presidente del Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli, inviava al Ministro una missiva nella quale ribadiva la necessità di un ponte in grado di sostenere il traffico e l’ampliamento economico dell’intera bassa cremonese e Bresciana. Ciò nonostante l’On. Giulio Andreotti  rispondeva informando Don Martino Aletti della decisione ormai presa di collocare il Ponte in chiatte di Cremona a Zibello, facendo transitare la strada di collegamento attraverso il comune di Pieve d’Olmi.
Don Martino era tornato da Roma con le pive nel sacco; dall’altra sponda un altro parroco, Don Celso Ghiozzi di Zibello, pareva averla spuntata ottenendo il ponte su chiatte proprio davanti alla sua parrocchia parmigiana.
Trattative politiche e screzi “da prete” si susseguono per alcuni anni finché il Po decise di porre fine ai litigi inondando la golena con la piena del 1951. Le chiatte vennero messe a riparo ma il consorzio decise di sciogliersi impossibilitato a trovare un comune accordo.
Al suo posto si costituì, nel 1962 un Consorzio interprovinciale, formato dalle Provincie di Parma e di Cremona e dai comuni di Roccabianca e San Daniele. L’idea fu quella di riallineare le chiatte salvate e di impostare un progetto di traghetto che trovò consenso da parte della Prefettura e delle provincie che assicurarono un contributo per il funzionamento del traghetto stesso.
Se non si fossero incontrati tutti quegli ostacoli, il Consorzio Pescarolo-Isola Pescaroli avrebbe potuto usufruire della legge 22 novembre 1962, n. 1708, approvata dal governo, che stanziava oltre 5 miliardi di lire per sostituire tutti i ponti in chiatte con più stabili ponti in cemento armato.
Fu invece solo nel 1969 che l’Amministrazione provinciale di Parma iniziò la progettazione ottenendo, grazie all'ex sindaco Cav. Tonna, un primo stanziamento da parte del governo di circa 1 miliardo di lire per la costruzione del ponte.
L’Impresa Lodigiani di Milano si era aggiudicata l’asta per l’assegnazione dei lavori pubblici per la realizzazione del nuovo ponte ma l’inizio dei lavori venne ritardato subito di due anni per la forte opposizione da parte di un’altra Impresa rivale.
I finanziamenti delle due Regioni e delle Provincie di Parma e Cremona arrivarono molto lentamente rispetto al forte aumento dei prezzi; tuttavia la ditta Lodigiani non sospendeva i lavori portandoli a termine con la garanzia e sicurezza di pagamento degli Enti Pubblici.
Il Ponte venne inaugurato l’8 marzo 1980: 65 campate, 213 pali, 18.000 mc. di calcestruzzo e Kg. 2.506.537 di ferro e acciaio.
Al completamento dell’opera il “Risveglio” in data 15 settembre 1979 scriveva: “Il ponte è ben fatto, è solido e imponente; le travi in cemento pesano 900 q. l’una e formano una campata che poggia su tre grossi piloni, anziché su un monoplano come si usa oggi con una struttura semplice. Le pile in acqua sono doppie e perciò la pesante travatura è sostenuta da ben 6 pali o pilastri che sono enormi cilindri, che fanno ricordare le grandi colonne degli antichi templi (…).
Il Ponte che inizia a Isola Pescaroli e finisce a Ragazzona passando per la frazione di Pieveottoville di Zibello, è lungo 2513 m”.
(Amos Aimi e Aldo Copelli, 1989. Breve storia del Ponte sul Po di Isola Pescaroli-Ragazzola. Pagine padane N.1. A cura de "Il Risveglio").
2 maggio 2017 il Ponte, che versa in pericolose condizioni di instabilità strutturale, dopo un troppo prolungato periodo privo di manutenzioni straordinarie, deve essere restaurato profondamente. 
Come accaduto durante tutta la sua storia dal 1919 al 1980, anche oggi discussioni, aspirazioni politiche, screzi e trattative si susseguono complicate per stanziare fondi ed iniziare i lavori di sistemazione.
La passata storia travagliata si presenta avvincente. Nomi importanti come Don Martino Aletti, il sindaco Tonna e il sindaco Carlo Damiani sono stati determinanti per giungere alla progettazione e alla realizzazione del Ponte. La situazione politica è profondamente mutata da allora, ma le dinamiche, seppur meno nobili e chiare, appaiono ancora le medesime.
Quello che verrà detto domani 18 aprile 2017 sul Ponte Giuseppe Verdi da una aggregazione dei sindaci di San Daniele Po, Roccabianca e Zibello, sarà una richiesta di intervento strutturale di buon senso. Non è possibile intervenire drasticamente chiudendo il ponte per diversi mesi. Ciò che sottolineava Angelo Tonna nel 1947 del pericolo di vedere oltre 400 giovani padri di famiglia disoccupati a causa della non volontà a procedere col ponte in chiatte, mettendo in crisi l’economia locale, è ciò che ancora oggi toglie il sonno ai tre sindaci coinvolti nella presente trattativa. Mentre prima del ponte si susseguivano ipotesi di sviluppo economico, oggi queste ipotesi sono una chiara realtà che una chiusura più o meno prolungata può mettere a repentaglio.
Intervenire sul ponte è indispensabile, pensare ad un intervento capace di coniugare sicurezza, efficienza nei lavori e tutela dei cittadini e delle economie, da parte delle Provincie e delle Regioni, è tassativamente necessario.

Il 26 aprile 2017, in Regione Lombardia a Milano si svolgerà un tavolo congiunto tra comuni, provincie e regioni al fine di trovare una soluzione capace di accontentare tutti. Sperando che la necessità dei cittadini prevalga su tutto.

domenica 5 marzo 2017

LOBI BATEBA FIGURA PUMBIIRA


I Lobi sono un'etnia di ceppo bantu dell'Africa occidentale ancora legati (nella miriade di piccoli villaggi interni) alle antiche tradizioni tribali e culturali .

Etnia Lobi (http://www.panoramio.com/photo/50856868)

L’etnia Lobi è concentrata nella parte sud-orientale del Burkina Faso, ma è presente anche in Costa d’Avorio e in Ghana. Di probabile origine meridionale (nord del Ghana), i Lobi attraversarono il Volta Nero nella seconda metà del 18° secolo.

Sono una popolazione dedita all’agricoltura, alla lavorazione dei metalli e abile nella lavorazione della ceramica.
Essi costruiscono manufatti d’uso domestico ma anche sculture intagliate nel legno e talvolta nell’osso. Questi oggetti artistici hanno una valenza culturale, religiosa, rituale. Secondo la loro credenza le Figure Pumbiira servirebbero a proteggere da entità maligne.
Per questo le piccole figure Pumbiira vengono utilizzate come ciondolo da appendere al collo dei bambini o anche alle loro culle.
***
Il manufatto riportato nella fotografia di seguito, è una piccola (98 mm) figura scolpita in osso (probabilmente avorio), rinvenuta su di un banchetto etnico presso il mercato dell’antiquariato di Piazza Matteotti a Genova.


(Collezione privata)

REFERENCE

http://libroafricano.blogspot.it/2015/01/lobi-figura-amuleto-ciondolo-pumbiira-o.html
http://www.treccani.it/enciclopedia/lobi/